Pubblicato in: Citazioni

Europa al gelo

Europa al gelo. Ricapitolando: pur un po’ riluttanti (tranne il nostro Draghi che non ha mai battuto ciglio), i governanti europei assecondano Biden e accettano di non comprare più gas dalla Russia. Con una faccia tosta, difficile anche solo da concepire, dicono a Putin: – Sei un uomo cattivo, un dittatore! Noi non ti compriamo più il gas ! – Poi, con un tono leggermente più sommesso: – Però, non possiamo rinunciare subito, ce lo devi dare ancora per due anni almeno. (Mi sarebbe piaciuto in quel frangente vedere l’espressione di Putin. ) Passa qualche settimana, forse per capire se era uno scherzo, una burla, e la Russia inizia a chiudere i rubinetti. La conseguenza disastrosa per quanto scontata è che l’Europa ha diversificato le forniture gas poco o niente di quanto abbia dato da intendere. Un po’ lo offre Biden, un po’ qualche paese africano, ma, insomma, poca roba. E poi, questi nuovi fornitori saranno affidabili? Tuttavia, la cosa non finisce qui. Chiudendo i rubinetti, Putin crea una scarsità di gas e sappiamo che, in base alla legge della domanda e dell’offerta, quando un bene scarseggia, il suo prezzo sale alle stelle. Quindi Putin vende sì un po’ meno gas di prima, girandolo a Cina ed India, ma ad un prezzo maggiore, riempendo così le casse della Banca russa con un rublo che va a gonfie vele. Nel frattempo l’Europa manda di Maio ed i suoi omologhi comunitari a cercare il gas in giro per il mondo come rabdomanti. Il problema però è che ora, anche trovandolo, il suo prezzo sarà molto più alto. Che si fa ? Ci si prepara con tante coperte di lana per un inverno europeo al gelo e le imprese chiuse per le bollette quintuplicate. Ironia della sorte, la Russia ha sempre vinto le guerre grazie al freddo.

(Marco Pelizza)

In effetti, questa guerra è un tripudio di esempi di eterogenesi dei fini, e non solo in campo energetico, fino al punto di suscitare il forte sospetto di un perverso accordo non più fra Biden e Putin, come era logico immaginare all’inizio del conflitto, bensì fra Putin e un non chiaramente definibile cerchio dell’élite anglo-sassone, su cui ha fatto pensare la posizione di Kissinger e di cui farebbe parte anche Trump, che non ha mai smesso di operate come opposizione. E’ una ipotesi stravagante ma pienamente coerente con le evidenze.

E’ vero che la Russia avrà il meglio dalle sanzioni del gas, ma la verità è che negli Stati Uniti, che pure sono uno dei maggiori produttori di petrolio, il prezzo della benzina ha iniziato a crescere ancora un anno fa e in un po’ meno di un anno è matematicamente raddoppiato. È un dato riportato dall’agenzia ANSA (link), che dà conto dei malumori del popolo americano, sottolineando che esso non crede più a Biden, perché anche se quest’ultimo ripete da settimane che il caro energia è colpa di Putin, la rabbia degli americani non si placca. Ma allora chi o cosa ha scatenato l’aumento originario del prezzo del carburante?

Nella UE la crisi energetica era conclamata già lo scorso anno, motivo per cui ad ottobre 2021 ci è stato un Consiglio dei Ministri dell‘Energia europei, con Polonia e Spagna a chiedere interventi sovranazionali immediati, a cui si sono opposti i paesi del nord Europa, secondo i quali l’aumento dei prezzi era temporaneo e affrontabile con politiche nazionali, ossia ognuno doveva fare per se. Nel mese di dicembre, quindi sempre un paio di mesi prima dell’invasione russa, era chiaro che si sarebbe andati incontro ad un anno drammatico in materia di energia. Nello stesso periodo in Italia è stato convocato ben tre volte il Consiglio dei Ministri durante le festività natalizie, ma non per parlare di energia, bensì per prendere provvedimenti vessatori nei confronti dei non vaccinati. Per il governo Draghi la priorità era, e rimane, quella della repressione e il controllo della popolazione. Ma se l’energia non era la priorità, si presuppone che di conseguenza non lo sarebbe nemmeno la sopravvivenza fisica degli italiani. Allora perché dare la colpa alla guerra di Putin? Semmai Draghi dovrebbe ringraziargli perché gli rende il compito ancora più facile.

Ritornando a Putin, sembra che qualsiasi iniziativa contro di lui da parte della Casa Bianca e Downing street abbia prodotto i risultati opposti. Partendo con la guerra in Cecenia, dove i separatisti/jihadisti erano finanziata dagli anglo-sassoni, possiamo vedere come oggi la realtà è diametralmente opposta ai piani degli strateghi: oggi i ceceni sono gli alleati più fedeli e devoti a Putin, pronti a mobilitarsi per la Russia in qualsiasi momento e circostanza.

Nel 2008, spinta da Washington e Londra, Giorgia dichiarava la sua prontezza ad aderire alla Nato, il che aveva provocato la reazione armata delle regioni separatiste di Abcasia e Ossezia del Sud, le quali, con l’aiuto dell’esercito russo, ottennero la loro indipendenza. Nel 2011 viene organizzata la Primavera siriana per mettere in difficoltà anche la Russia, con il risultato che oggi l’alleanza fra la Siria e la Russia è sempre più consolidata e la posizione interna di al-Assad irremovibile. Nel 2014 viene organizzato il Maidan a Kiev, ma come risultato la Russia riprende la Crimea. Oggi prende il Donbass e domani anche altre provincie dell’Ukraina dell’est.

È curioso l’andamento delle sanzioni che l’Occidente ha imposto alla Russia a partire dal 2006, l’anno della vittoria in Cecenia, a cui segue l’avvelenamento di Alexander Litvinenko. Non dobbiamo essere sorpresi che questo sia avvenuto a Londra e che dell’avvelenamento sia stato accusato Putin, e nemmeno che sia stata la moglie di Litvinenko a chiedere le prime sanzioni contro la Russia. È l’esempio perfetto di come i servizi inglesi siano bravissimi a giocarsi un ex Kgb che non rappresentava alcun pericolo per Putin, ma aveva la sfortuna di essere utile al suo discredito mediatico.

È possibile che siano state ancora quelle prime sanzioni a spingere Putin a ripensare il modello economico russo, basato sull’economia delle risorse. Ma le nuove acquisizioni non dovevano richiamarsi al modello sovietico, ne a quello oligarchico post-sovietico. Si tratta di un modello analitico tecnocratico, perché negli anni 80 i servizi russi si occupavano oltre tutto di strategia economica, in vista della Perestrojka. E benché questo modello potesse aver successo, c’era bisogno di un’occasione per introdurre e legittimare la politica del protezionismo. Questa occasione è stata offerta dalle sanzioni.

Quando la Russia è diventata un grande produttore di beni alimentari, Washington e Londra hanno fatto in modo che l’Europa imponesse alla Russia delle sanzioni per qualsiasi futile motivo. Di conseguenza, oggi i produttori alimentari europei, che contavano sul mercato russo, sono stati estromessi dai produttori locali e la Russia è passata dall’essere importatore di prodotti alimentari ad essere uno dei primi esportatori al mondo.

Tornando al settore energetico: cosa sarebbe successo se Nord Stream 2 fosse stato messo in funzione? La Russia avrebbe firmato nuovi contratti a lungo termine, ma a prezzi convenienti per l’economia europea. Mentre oggi, nonostante Putin sia rimasto offeso dal tradimento di Scholz, grazie alle sanzioni la Russia vende meno gas e petrolio in Europa, ma guadagna molto di più a causa dei prezzi elevati. Grazie alle sanzioni da parte di una lunga lista di società e corporazioni, che avevano le loro filiali sul territorio russo, lo Stato russo ha potuto rivendicare le loro proprietà e attivi, acquistandoli a prezzi stracciati, o nazionalizzandoli. Anche le sanzioni contro gli oligarchi russi residenti all’estero hanno prodotto effetti positivi, perché finalmente questi si sono resi conto che non c’è posto più sicuro per le loro ricchezze dalla Russia.

E anche le sanzioni contro gli artisti e gli atleti russi produrranno gli effetti opposti, in quanto tutto ciò che è gravato da una censura diventa più attraente e ricercato, e questo senza alcuna spesa per la pubblicità da parte dello Stato russo. A livello geopolitico, tutta la strategia occidentale per isolare la Russia ha rafforzato la sua immagine e i suoi legami con i paesi sovrani del resto del mondo.

A questo punto la domanda sarebbe: come è possibile una tale catena di eterogenesi dei fini? Come avrà fatto Putin a rendere la Casa Bianca e Downing Street i più strenui difensori degli interessi russi? Ci sono tre opzioni di risposta:

  • la Russia ha un’agenzia molto forte a Londra e a Washington, ma di chi si tratterebbe? Forse di eredi della Guardia Bianca e della vecchia borghesia russa che non hanno mai smesso di credere in un ritorno della Russia imperiale;
  • il Cremlino ha un team di analisti estremamente seri;
  • il Dio ama Putin.
    Più probabilmente è una combinazione dei tre, anche se questo non risolverà miracolosamente i nostri problemi più imminenti.

(Zory Petzova)

Pubblicato in: Citazioni

Tutto già deciso

Io credo che la guerra sia già decisa nell’essenziale. Possibile che si trascini ancora, più o meno a lungo. Ma l’essenziale è deciso, finisce come non poteva non finire.

I tre re Magi sono andati a dire che tutto quello che si poteva fare è stato fatto, e che è bene chiuderla. Hanno offerto un compenso, peraltro tutt’altro che certo: l’ingresso nella UE. Questo potrebbe avere un peso nello spingere a negoziati: l’Ucraina accetta ciò che avrebbe dovuto accettare sin dall’inizio, e in cambio entra nella UE. Questo rappresenta una sorta di garanzia. Non entra nella NATO ma nella UE.

Zelenskij ha capito che a parte Draghi, a cui Macron e Scholz non fanno vedere i loro messaggi perché lo considerano il rappresentante degli interessi USA in Europa, non si deve aspettare granché da ora in poi. Macron e Scholz gli hanno fatto capire che se vuole può continuare la guerra e mandare al macello il suo popolo, ma che questa scelta non li riguarda.

E gli hanno fatto capire che più tempo passa maggiori saranno le concessioni che dovrà fare.

Per non dire che se l’esercito ucraino dovesse collassare, e con 1000 soldati morti al giorno si è prossimi al collasso, una ritirata sarebbe disordinata e sanguinosa e a quel punto ci sarebbe ben poco da trattare.

La situazione sul campo è difficile da valutare, ma i rischi sono reali.

Il punto certo è che le sorti del conflitto sono già decise. Solo qualche poveretto può ancora credere alla favoletta secondo cui gli ucraini possono vincere questa guerra, o che l’economia russa collasserà, o che Putin sarà destituito.

Tutti coloro che in questi mesi hanno sostenuto scemenze simili dovrebbero osservare un certo silenzio.

La domanda ora è una sola: prima di arrivare alla pace sono necessari altre migliaia di morti, altra distruzione del tessuto economico europeo, oppure si evita questo inutile disastro?

Per noi italiani la domanda è invece: Macron e Scholz non appena sarà possibile cercheranno di ritessere un rapporto economico con la Russia. Per questo usano sempre toni pacati. Noi con Draghi e Di Maio ci siamo bruciati questa possibilità. Potrà farlo un nuovo governo. Questo è ormai un danno per il paese, senza visione strategica, senza politica estera. Il nulla.

Draghi è utile al paese?

Abbiamo bisogno di una classe dirigente, non di una classe dominante (una distinzione gramsciana che mi veniva ricordata oggi da un collega). Una classe che studi su una cartina geografica aggiornata. Quella che vedete sotto è quella su cui studiano i somari, quella classe di dementi che guida il paese.

(Vincenzo Costa)

Pubblicato in: Attualità

Cosa sta succedendo in Australia?

Per chi si fosse perso le novità internazionali, l’Australia sta vivendo in questi giorni una crisi energetica pazzesca, con situazioni senza precedenti che hanno portato a provvedimenti mai visti prima.

Partiamo però dall’inizio: nell’ultimo decennio, e in particolare negli ultimi anni, l’Australia ha investito moltissimo in energia rinnovabile – soprattutto fotovoltaico, dal momento che hanno a disposizione ampie aree desertiche con ottima insolazione. Sono anche stati costruiti alcuni parchi-batterie tra i più grandi al mondo e centrali peaker a gas per il backup.

Questo ha consentito ad alcune province australiane di raggiungere discrete performance dal punto di vista climatico – soprattutto l’Australia del Sud, che nelle giornate estive riesce ad andare al 100% con energia solare; Queensland, Victoria e Nuovo Galles del Sud hanno invece ancora moltissima potenza a carbone installata e funzionante.

Il problema è che una penetrazione di rinnovabili aleatorie troppo elevata mette la rete in condizioni precarie, e in Australia in questo momento sono vicini al solstizio d’inverno: dunque il sole c’è per poche ore, è basso sull’orizzonte e non basta nemmeno a soddisfare il fabbisogno diurno, figuriamoci ricaricare le batterie. In aggiunta a ciò, la produzione da eolico in questi giorni è stata particolarmente bassa.
Ovviamente per supplire a questa aleatorietà delle rinnovabili sono entrati in funzione gli impianti a gas, ma questo ha creato due problemi:
-il primo è che il gas in questo momento sul mercato mondiale è carissimo, come ben sappiamo in Europa;
-il secondo è che sono stati attivati per il servizio di rete anche impianti che dovevano servire per il bilanciamento in caso di emergenza.

Siccome la legge di Murphy è implacabile, due giorni fa si sono verificati dei guasti in due diversi impianti a carbone, che hanno tolto dalla rete circa 3 GW di potenza. Con la rete in condizioni già precarie, questo ha creato uno shock sui prezzi dell’energia, che hanno cominciato ad oscillare paurosamente, raggiungendo valori altissimi soprattutto nelle ore serali (a causa ovviamente del fenomeno della duck-shape curve). Questo ha portato addirittura alla sospensione del mercato dell’energia elettrica per eccesso di volatilità, coi prezzi che pertanto da due giorni vengono fissati d’ufficio tra i 300 e i 500 AUD/MWh, a seconda del luogo e della fascia oraria, e gli operatori forzati ad immettere energia in rete su richiesta dell’ente regolatore AEMO.
Molti operatori hanno già lamentato che il cap al prezzo comporta per loro perdite enormi, visto che il combustibile viene pagato a prezzo di mercato.

Dato l’altissimo rischio di blackout, il governo ha inoltre ordinato ai cittadini di non utilizzare lavatrici o altri elettrodomestici nella fascia oraria tra le 17.30 e le 20.00, ha imposto un tetto massimo di 20 C ai riscaldamenti e ha ordinato alle strutture pubbliche di razionare l’uso dell’elettricità nelle ore serali.
Sì, esatto: in Australia gli ospedali devono limitare l’utilizzo di energia nelle ore serali.

Il governo australiano, insediatosi da poco, sta ovviamente dando la colpa della situazione al governo precedente, mentre l’opposizione ovviamente incolpa i politici attualmente in carica.

Si spera che l’emergenza possa rientrare entro la mezzanotte di domani, con gli impianti a carbone che dovrebbero tornare online.

Nel frattempo, la lezione per il resto del mondo è che il carico di base, contrariamente a quello che pensa qualcuno, non è “una scusa per screditare le rinnovabili”, bensì una componente fondamentale del carico di rete, che va garantita attraverso fonti programmabili e dispacciabili, e che va sempre supportata da adeguati sistemi di backup in caso di guasti o inconvenienti di qualsiasi natura.
Altrimenti ci si mette nelle mani della legge di Murphy, con tutte le conseguenze del caso.

(Luca Romano, dalla sua Pagina Facebook)

Link alla notizia: https://www.dailymail.co.uk/news/article-10919303/Australias-energy-crisis-worsens-Anthony-Albanese-hold-emergency-meeting-Thursday.html

PS: l’Australia è il terzo produttore mondiale di Uranio e il primo paese per riserve stimate. Ciò nonostante hanno in vigore un divieto legislativo di utilizzare l’energia nucleare in qualunque sua forma, ed è proibito persino l’attracco ai vascelli a propulsione nucleare nei porti australiani. Si vede che preferiscono il carbone.

Pubblicato in: Citazioni

LA GEOPOLITICA DI CAPPUCCETTO ROSSO

Dopo un mese dall’avvenuto incontro, è stato reso pubblico parte del discorso fatto dal Papa ai direttori delle riviste della Compagnia di Gesù, relativamente alla guerra in Ucraina.

Il Papa ha ammonito a non ridurre i discorsi in merito, alla logica morale delle favole per bambini: “Sono […] contrario a ridurre la complessità alla distinzione tra i buoni e i cattivi, senza ragionare su radici e interessi, che sono molto complessi”. Perfino il Papa e stante l’udienza privata con persone con forte condivisione della stessa immagine di mondo, ha dovuto scusarsi a priori e ribadire che ciò non comportava un suo essere a favore di Putin. Riferiva solo che un “saggio” capo di Stato, incontrato due mesi prima l’inizio del conflitto, gli aveva esternato la preoccupazione per quell’andare ad “abbaiare” della NATO ai confini dello spazio russo dove vigeva una mentalità imperiale. Tale mentalità a presidio di quello spazio non avrebbe mai permesso che altre potenze (ovvero l’altro impero secondo la logica concettuale che così categorizza questo argomento) si avvicinasse troppo da presso. Ne sarebbe scaturita una guerra, come poi è accaduto.

Qui va ricordato ai tanti cappuccetti rossi con cui condividiamo la vita associata che non solo quell’abbaiare si riferiva alle questioni dell’allargamento della NATO (questione in realtà di secondo piano) o al ritiro unilaterale degli americani dal trattato sui missili a corto raggio (che poi sono quelli tipici del teatro europeo), ma anche a due fatti delle cronache internazionali passati per lo più sotto silenzio anche nelle recenti ricostruzioni degli antefatti.

Il primo si riferiva alle elezioni in Bielorussia del 2020, seguite da moti di piazza sul modello rivoluzioni colorate contro Lukashenko, elezioni il cui risultato non venne riconosciuto dall’Occidente. A riguardo è bene specificare sia che tali elezioni erano ovviamente prive di ogni minimo crisma di correttezza formale e che il reale valore dell’opposizione era semplicemente non quantificabile. Infine, che i moti di piazza avranno avuto come in molti altri casi omologhi ragioni a supporto, salvo che è sempre molto improbabile giustificarli solo in base alle loro apparenti ragioni naturali.

Dire che il popolo bielorusso si è rivoltato in massa contro l’oppressore autocratico è pari a dire che era tutto regolare e le rivolte furono sobillate dall’esterno interessato. Favolistica, appunto. In realtà, c’era dell’uno come dell’altro. Certo però che quanto “all’altro” intervenire da fuori nelle contraddizioni interne l’unico alleato occidentale dei russi per puntare all’ennesimo “regime change”, va segnalato.

Così va segnalato che appena due mesi prima dell’inizio del conflitto, proprio il tempo dell’incontro tra il Papa ed il misterioso capo di Stato, scoppia una ennesima rivolta dal basso in Kazakistan, la pancia centro-asiatica dello spazio russo. È da anni, direi forse almeno due decenni, che gli americani sono molto interessati allo spazio centro-asiatico. Ricordo che la mitica Condoleezza Rice, ex Segretario di Stato dell’amministrazione Bush jr, aveva una specifica specializzazione di studio su questa area post-sovietica e continuo è stato l’armeggiare americano per cercare di penetrare geo-economicamente l’area. Anche qui saltiamo l’analisi a grana fine delle ragioni della rivolta, come al solito c’era del concreto e dell’artefatto. Sta il fatto che dal potere kazako viene invocata la clausola di aiuto della piccola NATO a centro russo e truppe CSTO intervengono per sedare il conflitto. I russi dichiarano che secondo loro informazioni, chiara è la presenza di mani estere interessate a destabilizzare l’alleato. Siamo ai primi di gennaio di quest’anno.

Da metà dicembre dell’anno appena concluso, i russi avevano inviato una richiesta di urgente confronto (con USA e NATO) su una decina di punti caldi, una richiesta di tavolo di discussione. Della piattaforma faceva parte sia la richiesta lunare di rivedere la presenza NATO negli ex paesi Patto di Varsavia, sia le più realistiche questioni relative ai posizionamenti dei missili a corto raggio e la distanza geografica di rispetto tra le aree in cui la NATO faceva le sue esercitazioni ed i confini dello spazio russo. Soprattutto, faceva perno la questione dell’entrata dell’Ucraina nella NATO che, dopo i fatti bielorussi e kazaki, assumeva una rilevanza speciale. Gli USA accettano di intavolare dei pre-colloqui a Ginevra (e mentre iniziano i colloqui scoppia l’affare kazako), ma non ne esce niente che possa invertire processi già ampiamente e lungamente in atto. Blinken dopo ma soprattutto Biden, dicono che sulla questione Ucraina-NATO non c’è proprio nulla da discutere coi russi, non è questione che li riguardi (?).

Segnalo un articolo di RAI News24 che il 9 gennaio, già riferiva di quanto uscito sul NYT ovvero di un corposo lavorio americano di preparazione di sanzioni ed ostracismi condivise con gli alleati, qualora i russi avessero varcato i confini ucraini. Era già tutto noto e noto a tutti gli attori del dramma a cosa si stesse andando incontro, ufficialmente da almeno due mesi prima del 24 febbraio, il che significa da molto prima. Gli unici ignari erano i cappuccetti rossi della pubblica opinione nostrana che ai tempi dormivano sogni beati.

Iniziammo proprio il 24 febbraio scorso la nostra serie di post di accompagno alla lettura degli eventi del conflitto ucraino e il titolo del primo era, appunto: “Se non te ne occupi, poi ti preoccupi” a dire che l’improvviso risveglio di attenzione delle opinioni pubbliche, era tanto tardivo quanto irrazionalmente emotivo. Quell’emotività sobillata dagli eventi e dal modo con cui sono portati al proscenio informativo di massa, subito regolata dalla dicotomia “aggressore-aggredito” ovvero isolare un fatto dalla sua storia pregressa e dal contesto ed invocare la pubblica e più che sdegnata sanzione morale corale. Utile anche ad imporre il ragionamento dicotomico ovvero l’applicazione a sproposito del principio del terzo escluso (della serie logica applicata a vanvera, un classico del discorso pubblico nostrano).

Questo è lo stato di quella che continuiamo con estesa falsa coscienza a chiamare “democrazia liberale”, gente che non sa nulla di ciò che deve interpretare, figuriamoci poi giudicare, chiamata ad esprimersi emotivamente su fatti di cui si ignorano cause, ragioni, attori, strategie, contesti, fini ultimi.

La democrazia dei cappuccetti rossi che per scappare dal lupo, finiscono in braccio alla nonna dalle larghe fauci dentate che non vede l’ora di farne boccone.

In fondo, la morale della favola aveva una sua saggezza originaria: attenzione a ritenere le nonne salvezza dalle minacce del lupo cattivo. L’unica salvezza è non essere più bambini, crescere, discernere, conoscere prima di giudicare. Ma tanto è inutile, sono due secoli che questa favola viene narrata e le nostre società rimangono piene di bambini smarriti, l’importante è non crescere, non prendersi responsabilità ed infine, sentirsi pure nel giusto del giudizio morale frettoloso e sdegnato.

Meglio vomitare il proprio sdegno per ciò che pensiamo esser fuori di noi, sia mai incontrassimo uno specchio e fossimo costretti a renderci conto che il vero oggetto di sdegno dovrebbe esser la nostra minorità in cui ci piace perdurare per mancanza di adulta dignità.

Pierluigi Fagan

FONTI:

Ginevra inizi gennaio:

https://www.rainews.it/articoli/2022/01/scintille-usa-russia-sullucraina-alla-vigilia-dei-colloqui-a-ginevra-e10329cf-c881-4fbe-b385-a4d8f0c9d99e.html

Ginevra, fine gennaio:

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2022/01/20/ok-usa-ai-baltici-per-invio-di-armi-americane-allucraina_642f9552-91f9-48a0-8e73-03e5fe70074d.html

Udienza del Papa del 19 maggio:

https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2022-06/papa-francesco-colloquio-direttori-riviste-gesuiti.html

Pubblicato in: Attualità

Su Donetsk

❗️❗️”Kiev ha superato tutti i limiti, il DPR si rivolgerà alla Russia per chiedere aiuto per contrastare gli scioperi dell’APU su Donetsk”, – Pushilin

Oggi c’è stato il più potente bombardamento del centro di Donetsk nell’intera guerra – dal 2014. “Kiev ha superato tutti i limiti, l’ultimo bombardamento di Donetsk utilizza metodi di guerra proibiti”.
“È stata raggiunta l’intesa sul coinvolgimento di tutte le forze aggiuntive necessarie delle forze alleate, in primo luogo la Russia”.

“Il nemico ha sparato più di 300 proiettili da obici della NATO e missili MLRS “Hurricane” e “Grad” contro la città. L’ospedale di maternità e molte case sono state danneggiate.”

Il capo del DPR, Denis Pushilin.

•••

Donetsk, ho perso il conto delle bombe che ininterrottamente, da circa un’ora e mezza, piovono sulla città, sulle case, sui condomini. Non sono state risparmiate chiese e ospedali.
Centinaia tra razzi Grad, Uragan (con testate a grappolo) e proiettili di artiglieria da 155mm hanno colpito – e continuano a colpire anche in questo momento – i distretti Kievsky, Kuibishevsky e Voroshilovsky.

(V. N. Rangeloni)

•••

Stando alle informazioni che arrivano dal fronte ucraino, sembra che quello che molti temevano stia accadendo.
Le forze armate ucraine, essendo oramai in una posizione estremamente difficile nelle ultime roccaforti rimaste nelle loro mani nel Donbass, stanno lanciando un attacco intensivo sugli obiettivi civili di Donetsk.
Incidentalmente l’artiglieria qui utilizzata è in gran parte quella inviata dai paesi europei.
Sono stati colpiti condomini, chiese, ospedali. Il numero dei morti sta salendo rapidamente.
Questo atto, privo di significato militare e, probabilmente, frutto di una frustrazione arrivata vicina alla disperazione, costringerà la Russia ad una reazione pesante, perché dopo aver “messo in salvo” le aree civili delle due repubbliche secessioniste, semplicemente non possono permettersi di far pagare di nuovo un prezzo durissimo a quei civili che sarebbero stati “salvati” dall’intervento russo (e questa è l’intera ratio ufficiale dell’intervento).

Dev’essere chiaro che la risposta russa può essere terrificante senza utilizzare ordigni nucleari. (Le guerre moderne sono come trattative a colpi di armi: si decide cosa usare e come usare di volta in volta, a seconda del segnale che si vuole lanciare).

Questo tipo di dinamica è precisamente quella che era maggiormente da temere nel momento in cui si è deciso di rinforzare sul piano degli armamenti la controparte ucraina, e, lungi dal rappresentare un aiuto per gli ucraini, potrebbe rappresentare per essi un disastro di proporzioni finora inedite.

Speriamo di no, ma l’escalation può essere ad un punto di svolta.

(Andrea Zhok)

Pubblicato in: Sui vaccini

Jessica, 30enne solo all’anagrafe

Mi chiamo Jessica, ho 30 anni, ma dall’11giugno 2021 il mio cervello è fermo a 29 anni.
Si perché da quel maledetto giorno in cui mi sono sottoposta alla vaccinazione, fidandomi e andando serena, la mia vita non é più la stessa.
Mi rendo conto che la mia memoria fa fatica ad assimilare ricordi nuovi, motivo per il quale da un anno ormai, molti sono confusi o persi.
È bastata un unica dose di pfizer, e 5minuti di attesa nell’hub x vedere la mia vita stravolgersi.
Il primo sintomo avvertito sono state 3 scosse che partivano dai piedi e percorrendo tutto il corpo arrivavano fino alla testa.
Mi si sono dilatate le pupille e ho iniziato a non sentire più le gambe..Il cuore ha iniziato a pompare fortissimo, e mi mancava il respiro. Ho poi iniziato a tremare, battevo i denti, sono diventata gelida e bianca, tantissima sonnolenza, bisogno di fare continuamente pipi nonostante non mi reggessi in piedi, parestesia di tutto il braccio petto e faccia e spasmi muscolari simili a crisi epilettiche. Mi hanno presa di peso e molto velocemente nascosta in qualche stanza x evitare che altri potessero vedermi stare male.
Dopo 2 ore di attesa nell’hub vaccinale dove non miglioravo, e senza farmi neanche un ecg, mi fanno assumere 5gocce di diazepam per calmare gli spasmi e tachicardia e mi hanno chiesto di andare a casa dicendomi che era solo ansia. La sera stessa finisco in pronto soccorso con gli stessi sintomi.
La storia è davvero lunga come per ognuno di noi, ma tralasciando le innumerevoli visite fatte, e più di 2.500 euro spesi in visite mediche,scopro 10mesi più tardi, di aver avuto una perimiocardite pregressa,non vista, non trattata e riattivabile anche solo con stress o sforzi, diagnosi di fibromialgia, danni neurologici di cui ancora non so l’entità perché in attesa di conferme, e attivazione anomala dei mastociti che, mi porta a non potermi neanche curare poiché i farmaci mi creano reazioni avverse.
Ho perso piu di 35kili per la malnutrizione e malessere, causati da tutte le patologie messe insieme.
Non posso e non riesco più a stare da sola perché non sono autonoma. Mi devono aiutare ad alzarmi la mattina perché non sento le gambe,mi devono ricordare di bere o di andare al bagno perchè non sento gli stimoli e molto spesso ho quella che viene definita brain fog. Quando si palesa, divento afasica, e non percepisco il luogo dove mi trovo e la vista si appanna, creandomi vertigini anche da ferma e innescando panico. Sono diventata foto e fono sensibile, ho sviluppato parosmia e disgeusia e la tachicardia è costante.
Avrei voluto scrivere la mia testimonianza ad un anno esatto dalla vaccinazione con parole di conforto per tutti noi. Ma la realtà è che qui nessuno ci aiuta ad uscirne, e troppi medici si sentono autorizzati a nasconderci e trattarci da ansiosi senza darci supporto.
Rivoglio la mia vita per poter dire con sicurezza di essere ancora io, Jessica, e di ricordarmi di avere 30 anni.

https://www.facebook.com/ComitatoAscoltami/