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Brunetta nel 2015

Renato Brunetta, 11/06/2015

“La verità non sta da una parte sola, l’espansione della NATO troppo ad est è la causa della tensione, se non conflitto con la Russia” […].

“Forse che l’Europa vuole la guerra con la Federazione Russa?” E poi cos’è successo?!

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Kiril

Kiril di 13 anni è morto nel 2014, in un villaggio del Donbass, durante i bombardamenti. Ha donato la vita alla sorellina di 9 anni, coprendola con il suo corpo.

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Cosa dobbiamo aspettarci?

Nel marzo 2021 c’è stata una simulazione di una pandemia globale di un ceppo di monkeypox (vaiolo delle scimmie) ingegnerizzato in laboratorio: più di tre miliardi di casi e 270 milioni di morti in tutto il mondo. Cosa dobbiamo aspettarci?

Articolo completo ⤵️

https://www.eventiavversinews.it/nel-marzo-2021-ce-stata-una-simulazione-di-una-pandemia-globale-di-un-ceppo-di-monkeypox-ingegnerizzato-in-laboratorio-piu-di-tre-miliardi-di-casi-e-270-milioni-di-morti-in-tutto-il-mondo-cos/

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Una nuova Ostpolitik è necessaria

Di Oriano Giovanelli, 11 marzo 2021

Sono passati 50 anni dal premio Nobel per la Pace assegnato a Willi Brandt per l’efficace e lungimirante visione che lo guidò nella sua leadership della SPD tedesca, allora al 45% dei consensi, e nel suo ruolo di Cancelliere della Repubblica Federale di Germania dal 1969 al 1974. Allora era il futuro della “questione tedesca” il centro del problema europeo. Non si trattava solo di una questione umanitaria e di disinnescare una potenziale polveriera fra gli Alleati che si erano divisi le spoglie di Berlino. Nessun progetto europeo degno di questo nome sarebbe stato possibile senza risolvere la questione tedesca. Il suo realismo e la sua fiducia nei valori che interpretava spinsero Willi Brandt ad abbandonare la linea privilegiata dagli USA, dalla CDU e da parte del suo stesso partito che consisteva nel non riconoscere l’altro da sé. Non riconoscere la Repubblica Democratica Tedesca, non riconoscere il ruolo dell’Unione Sovietica, rimanere ancorato ad eredità politiche imperiali già sfruttate dal nazionalismo nazista come la questione dei tedeschi dei Sudeti, portava solo all’irrigidimento delle politiche dei governi al radicamento di sentimenti ostili e al conseguente dolore delle popolazioni divise dal Muro. La Ostpolitik, che mai diventò una politica maggioritaria nel Parlamento della Repubblica Federale, spezzò questa inerzia pericolosa. Ma Brandt non fu solo. Una linea analoga vide protagonista il pontificato di Paolo VI, con il Segretario di Stato Agostino Casaroli, il quale sviluppò l’elaborazione maturata con il Concilio Vaticano II e diede continuità ai primi passi che Papa Giovanni XXIII aveva già mosso fin dal 1964. Non tragga in inganno che già dal 1974 la stagione della Ostpolitik sembrò entrare in crisi. Ad ogni proiezione in avanti in politica segue un riflusso soprattutto quando la proiezione in avanti è letteralmente “visionaria”. Ma il seme gettato, come nel vangelo di Giovanni, continuò a dare buoni frutti.

(Copertina) Willy Brandt e Willi Stoph a Erfurt 1970, il primo incontro di un Cancelliere federale con la sua controparte della Germania dell’Est. (Sopra) Paolo VI riceve in Vaticano l’allora capo di Stato bulgaro Todor Zivkov.



Sarà stato lo spirito dei tempi ma non per caso poco dopo si ebbe il tentativo dell’Eurocomunismo e il dialogo a distanza fra Willi Brandt e Enrico Berlinguer sulle grandi contraddizioni epocali che il capitalismo già evidenziava. Il fatto che poi la chiusura di quella fase storica vide protagonista un Presidente della destra americana come Ronald Reagan e il leader della CDU Helmut Kohl fa parte di quella sorta di “contrappasso” abbastanza frequente in politica, per cui per concretizzare una cosa di sinistra a volte serve un leader di destra e specularmente per farne una di destra a volte serve un leader si sinistra. Rimane il fatto che se dall’altra parte quindici anni dopo il lancio della Ostpolitik Michail Sergeevic Gorbacev, anch’egli premio Nobel per la Pace e da pochi giorni novantenne, poté condurre a termine seppur caoticamente una vera e propria rivoluzione senza che un solo cittadino della Unione Sovietica morisse lo si dovette al suo autentico pacifismo ma anche alla convinzione che la leadership sovietica aveva maturato sul fatto che di qua non ci sarebbero state azioni tali da minacciare la sicurezza e l’integrità del paese ma governi con cui dialogare e collaborare. Il dialogo avviato con la Ostpolitik aveva messo radici. Poi le cose non andarono esattamente così sia causa della sciagurata politica di Boris Eltsin e dei così detti oligarchi desiderosi di smantellare il potere politico e impossessarsi delle grandi ricchezze naturali del paese. Anche il comportamento della Nato non fu coerente con gli impegni assunti da Reagan mentre si dava corso alla più grande politica di disarmo della storia. Va detto fra parentesi a chi si meraviglia del consenso di Vladimir Putin nel suo paese e della sostanziale stima che ne ha lo stesso Gorbacev che rileggere criticamente quella fase aiuterebbe a capire molte cose. Chiusa parentesi.

Il presidente Ronald Reagan alla visita di stato del cancelliere Helmut Kohl della Repubblica federale di Germania alla cerimonia di arrivo al South Lawn, 1982.



Dopo quei fatti sembrò che il mondo dovesse andare verso una unica direzione e invece per fortuna la storia ci ha stupito. Un unico dominatore del mondo non soltanto dal punto di vista militare ma neppure economico e ancora di meno un pensiero unico egemone non c’è stato prima, non c’è oggi e non ci sarà domani. Ma le contraddizioni e le preoccupazioni che occuparono Il pensiero di Brandt nell’odierno mondo globale se è possibile si sono aggravate rispetto ai tempi della “guerra fredda”. Forse non è un caso che di nuovo un Papa ne sia schietto e straordinario interprete. Ciò che impedisce un lavoro efficace per farvi fronte non è la mancanza di risorse, di tecnologie, di conoscenza, è la mancanza di volontà di riconoscere l’altro da sé, la sua storia le sue ragioni le sue esigenze. La presunzione di omologare sistemi, metodi di governo e metodi di regolazione economica; la mancanza di fiducia sul fatto che sia il dialogo la cooperazione lo scambio a introdurre nei sistemi quei fattori evolutivi che solo possono portare ad una reale centralità dell’uomo e dei suoi bisogni. Manca la capacità visionaria di Brandt e di Gorbacev di rompere l’inerzia dei comportamenti politici, buttare all’aria le piccole rendite di potere che nell’inerzia si coltivano. Quell’inerzia ha il volto di un dissennato riarmo, di una guerra da combattere nello spazio, la pretesa di un dominio unilaterale. E’ uno spreco enorme oltre che essere una incombente minaccia per il futuro dell’umanità. Per me l’Ostpolitik di Brandt e la stessa esperienza di Gorbacev possano essere tranquillamente iscritte in un profilo identitario di una vera sinistra europea moderna. Questa, oggi, l’identità l’ha persa e la può ritrovare solo se saprà rilanciare la lezione di quei due grandi leader dentro a questo mondo globale gravido di rischi. Il mondo se ne gioverebbe grandemente e ringrazierebbe.

(fonte)

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Nessuna correlazione

State attenti a chi seguite, perché non saprete mai dove vi condurrà. -Mark Hancock, studente della terza onda- Tratto da: Dissipatio, La terza onda. Nel 1967 Ron Jones è un giovane professore di storia e letteratura alla Cubberley High School di Palo Alto e, come molti i suoi coetanei, è un idealista e un sognatore. Figlio di […]

Nessuna correlazione

Palo Alto, California, aprile 1967. Ron Jones è un professore che insegna Storia e Letteratura alla Cubberley High School. E’ giovane e anticonformista, un po’ anarchico e informale, spiritualmente libero e riluttante alle regole. La sua classe, composta da circa una trentina di studenti, non lo segue con particolare interesse, ma essendo una scuola piuttosto conservatrice, lo apprezza per l’essere diverso dagli altri insegnanti. Ronnie, come si fa chiamare simpaticamente da tutti, quando un giorno deve spiegare cosa è stato il nazismo e perché abbia avuto così tanto seguito in Germania, non riesce a farsi comprendere pienamente, né a spiegarsi così bene da suscitare interesse. Così ha un’idea, fare un esperimento.

La mattina dopo decide di impartire una serie di regole di comportamento da tenere durante la lezione: gli studenti devono sedersi in un certo modo, con le gambe unite, i piedi incollati al pavimento, la schiena dritta, le braccia conserte, tutto in rigoroso silenzio. Se devono fare una domanda devono alzarsi sull’attenti e pronunciare domande con solo tre parole, rivolgendosi a lui non più chiamandolo Ronnie ma Mr. Jones. E fa loro ripetere più volte la stessa cosa. Gli studenti lo fanno e si divertono, si applicano alle regole e svolgono tutto perfettamente come richiesto. Anche Ronnie si diverte, in fin dei conti si tratta di un gioco. In più, nota un coinvolgimento e un’attenzione maggiore da parte di tutti. Così decide di continuare l’esperimento.

Il giorno dopo decide di dare un nome alla sua classe. Ora gli studenti appartengono a un movimento che si chiamerà “The Third Wave”, la Terza Onda: saranno come le onde dell’Oceano che arrivano sulla costa, e tra queste saranno la terza, quella dei surfisti, la più alta e la più forte. Si vestiranno con un’uniforme, una camicia bianca e dei jeans, per distinguersi dagli altri studenti. Tutti quelli che appartengono al movimento dovranno andare a scuola così, essere iscritti con un tesserino e salutarsi con un gesto simile a quello nazista. La comunità incomincia ad allargarsi, le voci raggiungono anche le altre classi e molti si incuriosiscono. Alcuni si aggiungono al movimento, altri sono lasciati fuori.
Gli studenti, con rigore e disciplina, fanno tutto quello che Ronnie decide per loro, ma molti si spingono oltre. Alcuni formano un gruppo che si occupa della sicurezza del loro leader. Altri cominciano a selezionare i nuovi iscritti, qualcuno in disaccordo viene allontanato oppure denunciato all’insegnante. Alla fine del terzo giorno gli studenti sono duecento e tutti sembrano entusiasti e appassionati del movimento.

Ma Ronnie si accorge che la situazione gli è sfuggita di mano. I suoi colleghi cominciano a lamentarsi, lo avvisano della pericolosità dell’esperimento e degli effetti sugli studenti: questi sono entrati talmente nella parte che si creano tensioni e alcune violenze, soprattutto con chi non appartiene al movimento. Capisce che l’esperimento ha funzionato, i ragazzi hanno compreso cos’è il nazismo e lo stanno applicando in tutte le sue forme. E il tutto in pochissimo tempo.

Così è costretto a prendere una decisione drastica, prima che la situazione degeneri ulteriormente. Convoca per il giorno dopo una riunione molto importante. Ai ragazzi trepidanti e schierati sull’attenti Mr. Jones comunica che il movimento non esiste, che è un esperimento ed è tutto finto. Ora hanno compreso cos’è stato il nazismo. Alcuni studenti si arrabbiano, altri comprendono la situazione, altri ancora finiscono in terapia per una serie di traumi psicologici. Tutti tornano alla normalità di prima.

Anche Ronnie riprende i panni del professore e sull’esperimento pubblicherà un saggio solo qualche anno più tardi. Ha fatto capire a circa duecento studenti cosa vuol dire essere nazisti, cosa vuol dire seguire ciecamente un leader e quali devianze pericolose può portare. In quattro giorni è riuscito a manipolare le menti di alcuni giovani ragazzi, generando un livello di identità collettiva tale da creare un senso di superiorità verso chi non era appartenente al movimento. Ha trasformato la Cubberley High School degli Anni Sessanta nella Germania degli Anni Trenta, ricreando le stesse condizioni di sudditanza e appartenenza del popolo tedesco, milioni di persone, in duecento ragazzi. Per quattro giorni ha trasformato la Cubberley High School nel Terzo Reich.

“Forza attraverso la disciplina, forza attraverso l’unione, forza attraverso l’azione, forza attraverso l’orgoglio”
(motto del movimento)

Bibliografia e filmografia:

Jones R., No Substitute for Madness: A Teacher, His Kids, and the Lessons of Real Life, Island Pr, 1981.
Film-TV “The Wave”, andato in onda su ABC nel 1981.
Film “Die Welle”, di Dennis Gansel, 2008.

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Grillo nel 2014…

VIDEO | ⚠️ 2014 – Intervista a Grillo sulla questione Ucraina ⚠️

“In Crimea c’è stato un referendum, sulla volontà di diventare russa e rispetto quella decisione lì.

L’informazione che ci arriva è sempre diversa e contraria è sempre deviante! Noi non sappiamo cosa sta succedendo in Ucraina, MA ASSISTIAMO A UN CAMBIAMENTO EPOCALE!

Un governo eletto regolarmente, viene cacciato dalla piazza, chi c’era in piazza??

CHI SPARAVA SULLA GENTE IN STRADA NON ERANO I RUSSI! C’ERANO FORZE OCCULTE, FORZE STATUNITENSI, FORZE AMERICANE!”