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A Natale puoi…

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Ritorno al reale, di Vincenzo Costa



A volte si ha l’impressione di vivere in una sorta di delirio, in cui il principio di realtà svanisce, e il delirio diventa un criterio di razionalità, per cui chi contesta il delirio diventa, di volta in volta, un amico di dittatori, un putiniano, un nemico del progresso.

È caratteristico delle psicosi questo modo di esperire l’altro e le argomentazioni dell’altro.

In questo delirio che, grazie all’opera incessante dei media diviene la realtà e la moralità e il segno di essere “dalla parte giusta”, rientra negli ultimi tempi l’idea secondo cui la guerra in Ucraina può finire solo con il ritiro russo dal donbass e addirittura dalla Crimea.

Questo delirio non prende in esame almeno tre circostanze:

1) un’occupazione del donbass da parte dell’esercito ucraino, sotto il controllo dell’attuale regime di Kiev, porterebbe a una spietata pulizia etnica, forse nel silenzio dei media occidentali, per i quali oramai la realtà può essere costruita è venduta come si vuole. Già quanto succede a Kherson divrebbe fare riflettere, avrebbe dovuto suscitare una qualche reazione indignata da parte dei fautori dei diritti umani, almeno almeno la richiesta di osservatori ONU che controllino se non siano all’opera repressioni verso i “collaborazionisti”. Niente di tutto questo, ed ormai il regime di Kiev può pensare di essere al di sopra di ogni legge, di godere di una assoluta impunità, perché tanto i media occidentali oscurerebbero qualsiasi crimine da esso compiuto.

2) vi erano accordi (quelli di Minsk) che avrebbero dovuto garantire una certa autonomia al donbass, e l’Europa avrebbe dovuto garantire questo accordi. Per otto anni quegli accordi sono stati violati dal regime di Kiev, nel silenzio di Kiev e delle autorità europee, con una logica ipocrita che ha reso l’Europa priva di credibilità agli occhi del mondo. Il mondo ha ormai chiaro che i diritti umani vengono richiamati quando conviene, che i media occidentali sono strumenti di guerra e non di informazione. Riportano le notizie quando conviene, per fomentare disordini e dare visibilità e rendere possibili regime change. Mentre tacciono quando i regimi sono sanguinari ma utili alleati e gli interessi motivano il loro mantenimento al potere.

Così un principe sanguinario viene graziato, senza molto clamore, in certi paesi si fanno i mondiali di calcio, senza che vengano boicottati.

Ipocrisia come legge fondamentale della politica estera.

3) se veramente accadesse che i russi fossero costretti a ritirarsi dal donbass e dalla Crimea, questo non sarebbe la fine della guerra. Bisogna dire la verità alle persone: sarebbe l’inizio di una guerra micidiale.

Solo nel delirio si può credere che sarebbe la fine della guerra.

Se vi fosse un’Europa all’altezza della sua tradizione culturale, un’Europa che ha trasformato in coscienza la sua storia e ha tratto insegnamento da esso ci si dovrebbe adoperare per una pace giusta.

La pace giusta dovrebbe partire da un fatto: in certe regioni vivono tradizioni etniche, linguistiche e culturali diverse. Si tratta allora di chiedere e di imporre un principio: a chiunque appartengano quelle regioni le popolazioni che vi vivono devono poter conservare la loro lingua, la loro cultura, i loro legami storici.

Dati i fatti, sotto gli occhi di tutti, per cui il regime di Kiev chiede rimozioni di monumenti, cancellazione della lingua russa, della memoria storica, della letteratura russa, dato il fatto che mira a cancellare ogni traccia di Russia in Ucraina, e credo che si possa convenire che questa è follia ed è un nazionalismo che ricorda il nazismo e la pulizia etnica e culturale, qualcuno se la sente di sostenere che i diritti delle popolazioni russe sarebbero salvaguardare in Ucraina con l’attuale regime?

L’Europa vuole essere complice di quello che accadrebbe in seguito ad un eventuale (e improbabile) ritiro russo dal donbass e dalla Crimea?

Esattamente, per che cosa sta chiedendo sacrifici l’attuale dirigenza della UE?

Per la libertà dei popoli e per i diritti o contro la libertà dei popoli e il diritto?

Perché ormai è chiaro che non vi è alcuna pretesa russa di annettere l’ucraina e di privarla della propria sovranità.

La posta attuale è diversa: quale destino vogliamo sostenere per le popolazioni russe che vivono in Ucraina? O le popolazioni russe non hanno gli stessi diritti e sono razza inferiore, come pensa il regime di Kiev, che si considera europeo e considera i russi asiatici e discendenti dall’orda d’oro?

Non vi è un filo di razzismo? Qui l’universalismo dei diritti non conta più?

Riguardo alle discriminazioni cui sono soggette le popolazioni russe nei paesi baltici non vedo molte notizie nella stampa libera, ne’ sentì levarsi la voce indignata dei rappresentanti europei.

Non vorrei che fossero dei miserabili razzisti, solo subdoli, che usano i diritti universali per promuovere pratiche di discriminazione.

(Vincenzo Costa, professore ordinario alla Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, dove insegna Fenomenologia (triennale) e Fenomenologia dell’esperienza – biennio magistrale -. Si è laureato in filosofia all’Università Statale di Milano con lode.)

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Risponde un Medico

Egregio Sig Marco Paleari a proposito di quello che ha scritto non posso non risponderle.

Sono un Medico di quelli che lei definisce ciarlatani anti scienza e dai quali non vorrebbe essere curato. Sa, sono anche un Medico che da marzo 2021 è entrato nel Gruppo Terapia domiciliare C-19 e ha iniziato a curare centinaia di persone in tutta Italia.
Persone positive al tampone abbandonate dai Medici di Base che quando rispondevano al telefono altro non era che Tachipirina, vigile attesa e se state male chiamate il 118, naturalmente nessuna risposta il sabato, la domenica e le feste comandate.

Noi invece del tutto gratuitamente eravamo sempre disponibili, con il telefono sempre acceso e se non potevamo rispondere richiamavamo.

Ricordo bene il giorno di Natale e a Capodanno 2021 60 telefonate e 60 messaggi…sempre disponibili anche a prescrivere i farmaci necessari in base al decorso clinico della malattia, Farmaci che le persone andavano a comprare perché il loro Medico oltre la Tachipirina non prescriveva.

Non conoscevo nessuna delle persone che ho curato ma forse lei non può capire che cosa provavo ogni volta che mi comunicavano che si sentivano meglio, che i sintomi stavano regredendo, che si erano negativizzati . Quante belle parole ho ricevuto e che sorpresa vedere arrivare tanti di loro a Trani in vacanza appositamente per conoscermi.

Lei non è Medico… come può avere l’ arroganza e la competenza di dare del Ciarlatano a chi invece Medico lo è?
Perché sarei un ciarlatano? Perché ho ragionato con la mia testa e con le mie conoscenze e non secondo quello che dicevano le virostar televisive?
Perché ho ritenuto fin da subito assurdo rendere difficoltose l’ esecuzione di autopsie (di fronte ad una nuova malattia indispensabile mezzo per capirne la fisiopatologia), perché ho ritenuto assurdo per una malattia infettiva respiratoria chiudere per tre mesi le persone in casa mentre continuava ad entrare gente in Italia negli aeroporti e via mare, perché ritenevo assurdi certi provvedimenti che nulla avevano di Medicina Preventiva come il salutare con il gomito, con il pugno, inseguire con gli elicotteri persone che passeggiavano solitarie sulla spiaggia, marito e moglie uno avanti e uno dietro in auto, disinfettarsi le mani ogni volta che si entrava in un negozio, permesso di andare a trovare i congiunti a Milano e non tra Trani e Bisceglie che distano 8 km, virus che esce ad orari, virus che colpisce prima in piedi e poi seduti al bar, mascherine di stoffa e di carta che bloccano la diffusione del virus, banchi a rotelle…

Sono un ciarlatano perché non ho mai prescritto a nessuno la Tachipirina e perché sono stato a contatto continuo giornaliero e più volte al giorno per i casi più gravi con le persone che seguivo?

Sono un ciarlatano perché sono andato a leggermi la scheda tecnica di Pfizer e di Moderna e ho letto sin da subito che il V. non è mai stato sperimentato per quel che riguarda la trasmissione dell’infezione (lo faccio per gli altri è una falsità), che il V. è stato sperimentato per tre mesi in persone dai 16 ai 60 anni sane nessuna sperimentazione in persone oltre i 60 anni con patologie, in bambini e in gravidanza, che non esistono studi di genotossicità e cancerogenicità, che il meccanismo di azione è quello di fare produrre alle nostre cellule la proteina Spike che è la proteina tossica del virus …

Sarei un Ciarlatano perché non ho creduto a qualche virostar che durante qualche trasmissione televisiva sosteneva che chi era vaccinato non avrebbe potuto trasmettere il virus, puntualmente smentito da quanto accaduto con tri e quadri dosati che si sono infettati e hanno infettato.

Sarei un Ciarlatano perché non ho creduto a qualche altra virostar che ha affermato che dopo la seconda dose di poteva star tranquilli per 10 anni.

Sarei un ciarlatano perché ho fatto il Medico come mi hanno insegnato all’università? sarei stato cacciato a pedate dal Mio professore di Clinica Medica se all’esame avessi risposto che una polmonite si cura con vigile attesa e Tachipirina.

Lei non vuole farsi curare da noi medici ciarlatani, liberissimo di pensarlo. Noi in realtà a differenza di altri medici ed infermieri che hanno detto cose inimmaginabili sui non vaccinati, curiamo tutti: vaccinati, non vaccinati, bianchi, neri, gialli, ucraini , russi, intelligenti, idioti…

Qualcuno ha pure detto che dovremmo metterci una spilletta, ottima idea. Moltissimi sono sicuro andrebbero a cercare proprio quelle spillette.

Stia tranquillo comunque troverà sempre qualcuno pronto a curarlo se un giorno diventerà positivo. Le assicuro che se anche troverà in Pronto Soccorso due medici con la spilletta avrà le cure migliori anche se non posso assicurarle che non gli verrà richiesta una consulenza psichiatrica da parte di un Medico freevax.

Dottor Gianni Grilli

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Analisi di Marco Zuccaro

Di Marco Zuccaro

Il cosiddetto “annuncio senza precedenti” preannunciato da Jens Stoltenberg («non riconosciamo l’annessione di territori ucraini alla Federazione Russa; tale annessione rappresenta l’escalation più grave dall’inizio del conflitto») si è infine rivelato un bluff, al pari degli episodi di stampo cinematografico preparati dall’attore comico Zelensky. Non ho mai visto il segretario della Nato così in difficoltà: a tratti balbettava, lasciando quasi intendere che non sapesse bene cosa dire. Ad ogni modo, non ha parlato con autorevolezza.

Il rischio di uno scavalcamento delle regole in seno all’alleanza atlantica, da motivarsi per l’eccezionalità degli eventi odierni, non è mai stato concreto.

Stoltenberg ha affermato che la Nato «non è parte del conflitto» e che occorre il parere favorevole di tutti e 30 i suoi membri prima che l’Ucraina possa accedere all’organizzazione (il che non accadrà, e certamente non accadrà nel breve periodo). In sostanza si sono udite da lui le argomentazioni di sempre, già ripetute innumerevoli volte.

La Nato vuole “continuare a supportare Kiev”, ma non ha la minima intenzione di agire alla luce del sole e di assumersi la responsabilità di un conflitto pianificato e concretizzato dagli americani. Non ora, almeno.

Putin, con la sua mossa, ha passato la palla alla Nato, che sua volta l’ha ripassata a Putin per mezzo del suo segretario quando questi ha chiarito che l’Ucraina «ha tutto il diritto di riprendersi i territori annessi» (e di farlo servendosi delle armi della Nato stessa, ovviamente).

Tutto questo baccano per nulla, dunque? Non proprio. Le zone di Kherson, Zaporizhzhia, Donetsk e Lugansk sono ufficialmente divenute territorio russo. Oggi è una giornata di portata storica, che fa registrare la schiacciante superiorità strategica e geopolitica della Russia e ci riconsegna un’immagine semplicemente impietosa delle dirigenze occidentali, che ne escono ridimensionate se non proprio umiliate, avendo mostrato al mondo la propria incapacità di confrontarsi con una diplomazia vera. Detto altrimenti: a Ovest non sanno cosa fare quando non si ricorre alle armi.

Del resto: la Nato risponderà cercando – com’è evidente da tempo – di prolungare questa follia il più possibile (“si vuol fare dell’Ucraina un altro Afghanistan”, si diceva), facendo in modo, però, che la natura del conflitto resti saldamente di tipo convenzionale (non per caso lo stesso Stoltenberg ha dichiarato, per ovvie ragioni, che «una guerra nucleare non può mai essere combattuta»).

Al contempo, gli apparati politici e mediatici degli Stati dell’alleanza atlantica stanno facendo di tutto per tenere alta la tensione e la paura onde poter fiaccare e controllare più facilmente le loro popolazioni, che saranno (e che in parte sono già) sottoposte a gravissime conseguenze. Difatti, per quanto Stoltenberg si sforzi di far credere che questa guerra riguardi solo l’Ucraina e la Russia, sono tutti i Paesi europei a essere chiamati a pagare pesantemente – in termini economici e sociali – perché essa prosegua al fine di garantire a) il dominio statunitense sul Vecchio Continente; b) la cristallizzazione di un allontanamento tra Federazione Russia ed Europa (e Germania in primis) che gli americani vorrebbero definitivo e insanabile.

E se per un lato registriamo la cieca fedeltà di Meloni verso i suoi padroni d’Oltreoceano (non riesco a quantificare quanto pessima sia stata la figuraccia che ha fatto, e parliamo di colei che presumibilmente verrà piazzata a capo del prossimo governo italiana), per l’altro lato la mutata situazione geopolitica ci impone di riflettere su quel che potrebbe accadere di qui a breve.

Perdonerete il mio cinismo, ma a parer mio ora tutto dipende dall’incisività dei prossimi attacchi russi. Mi chiedo e vi chiedo: se Kiev dovesse continuare ad attaccare regioni divenute formalmente russe, la risposta del Cremlino sarà realmente così dura come promesso da Putin? Dacché do per scontato che l’Ucraina continuerà ad attaccare i russi in queste zone, mi aspetto e che Mosca risponda con una brutalità mai vista in questi ultimi mesi, e che la Nato se ne stia ferma a osservare. In tale scenario la fine della guerra, pur passando attraverso una dimostrazione di forza che causerà ulteriore devastazione, si avvicinerebbe.

Viceversa, laddove Ucraini e Russi continuassero a confrontarsi così come fatto finora, mi sorgerebbero dei dubbi molto profondi sull’effettività di due schieramenti nettamente distinti e in conflitto tra loro. In tal caso inizierei a pensare alla possibilità che esista qualcuno che manovra gli agenti visibili per interessi non facilmente identificabili, ma comunque sia legati al prosieguo della guerra nel tempo. In tal senso, la possibilità di una escalation di tipo nucleare verrebbe costantemente sottoposta agli occhi dell’opinione pubblica pur non costituendo mai, nei fatti, un’ipotesi concreta: essa servirebbe solo per costringere le popolazioni europee alla sopportazione mansueta di qualunque tipo di “sacrificio”.

Ad ogni modo, cosa possiamo fare in questo contesto, tenuto conto di tutto? Anzitutto considerare i nostri politici per quelli che essi sono: degli emeriti imbecilli; ma soprattutto non lasciarsi intimorire, non avere paura di nulla. Potrà sembrare un aspetto secondario, ma la rimozione della paura sarà ciò che ci permetterà di restare lucidi durante tutto questo inverno, reagendo così come Cristo comanda ai possibili – forse probabili – provvedimenti che il prossimo governo emanerà contro di noi, siano essi legati all’energia, all’alimentazione, al coprifuoco o ad altre strategie militari o para-militari.

I due anni di gestione pandemica dovrebbero averci insegnato a non restare zitti dinnanzi al sopruso del potere amministrativo e alla cancellazione dei nostri diritti. Io perciò attendo il prossimo periodo con serenità e determinazione, e vi invito a fare altrettanto.

Del resto, come ho già scritto in passato: di guerre sparse per il mondo, nel momento in cui scrivo, ve ne sono diverse, e non di tutte ci interessiamo così come di quella russo-ucraina. Se per quest’ultima è doveroso avere un occhio di riguardo, non è perché il popolo ucraino o quello russo meritino più considerazione di quello palestinese o di qualunque altro, bensì perché per essa viene severamente compromessa la qualità delle nostre vite.

Proprio in ciò deve individuarsi la nostra priorità: nel benessere del nostro popolo, del nostro e non d’altri. Coloro i quali imbastiscono, assai ingenuamente, dei discorsi etici o morali attorno alle responsabilità dello scoppio e del prosieguo della guerra in Donbass dimenticano un aspetto fondamentale, di cui non tengono minimamente conto: quale che sia la parte ad avere maggiori responsabilità in questa guerra, in un simile scenario non vi è nulla di più immorale di uno Stato esterno al conflitto che, pur di fare “il bene” di una delle parti, sacrifica le sue stesse genti, facendo il male di queste. Da un punto di vista etico, uno Stato non dovrebbe minimamente muoversi se non può, dapprima, garantire che il suo popolo non subirà delle conseguenze nefaste per le sue azioni calate dall’alto.

D’altronde, a voler tirare in mezzo la morale quando si parla della guerra si corre sempre il rischio di risultare tremendamente e insopportabilmente ipocriti. Vorrei ben dirlo, a bombardare Belgrado, a due passi da noi, nel cuore dell’Europa, non più di qualche anno fa, c’erano anche i caccia italiani.

Sorvolo sul fatto che l’Ucraina non faccia parte né della Nato, né dell’Unione Europea; tanto è cosa di cui non frega niente a nessuno.

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Volete votare?

[Volete votare? Votate contro la guerra, dunque]

Nelle scorse ore ho letto di Mario Draghi e del suo viaggio negli USA volto a rassicurare la Casa Bianca sulla cieca ed estrema fedeltà al patto atlantico del nostro Paese, quale che sia la prossima maggioranza di governo. Vedete? Scrivo spesso che le politiche italiane del prossimo futuro sono già state stabilite, e non certo a Roma. Questa è un’altra – l’ennesima – occasione che dimostra l’esistenza di un vincolo esterno molto forte, che ci condiziona su più livelli e verso il quale le elezioni nazionali non hanno alcun potere, configurandosi piuttosto come un appuntamento formale.

Il posizionamento geopolitico del nostro Paese è a dir poco autolesionista, è degno solo di una colonia militare, comporta dei sacrifici non solo inutili, ma anche coatti, e quel che è peggio: esso è voluto e condiviso da tutti i gruppi parlamentari. Quanto ai pochi di “Alternativa”: questi stanno per lasciare le aule e non sono stati comunque in grado di porre il tema dell’uscita dalla NATO come punto politico fondamentale. Figuriamoci, lo stesso Pino Cabras mi ha confessato il segreto di Pulcinella, ovverosia che a parlar seriamente di staccarsi dalla NATO si mette a rischio la propria vita. Cosa che peraltro io so benissimo, e difatti credo che ai nostri parlamentari occorra chiedere esattamente questo: di battersi per noi a costo di morire. Non vedo per quale altra ragione si dovrebbe stipendiare e proteggere, così come noi facciamo, i parlamentari della Repubblica.

Ora vengo al punto: nell’attuale periodo storico, cioè nel contesto in cui siamo immersi, dopo due anni devastanti per i quali molti personaggi politici dovrebbero non già poter ricandidarsi, bensì scontare un ergastolo, ci viene chiesto di votare in anticipo e di far ripartire la giostra delle legislature tirando una molla la cui carica teorica perdura per 5 anni; e innanzi a questo appuntamento vediamo che tutti o quasi tutti i politici fingono che i due anni devastanti che abbiamo appena trascorso non siano mai esistiti, e quanto al futuro: vediamo che sul tema più determinante per le sorti economiche della Nazione, sul tema della guerra quei pinguini sono tutti perfettamente allineati e proni. E nondimeno siamo a questo punto: che appoggiare la guerra sul fronte USA significa prendere il preciso impegno di prolungare il più possibile il conflitto bellico tra USA e Russia, con gravi perdite umane sul territorio interessato dagli scontri e con altrettanto gravi conseguenze sociali in tutto il mondo, e specialmente in taluni Paesi (tra cui il nostro). Parlo di difficoltà estreme per i ceti medio-bassi, parlo non già di povertà, ma di impoverimento doloso di milioni di persone; parlo di imprese che chiudono i battenti, di famiglie rimaste sul lastrico, di disoccupazione e precariato perenne; parlo di stato sociale ridotto in pezzi, parlo di una scuola e una sanità finite allo sbando, e tutto ciò mentre il consiglio dei ministri trova pur sempre il modo di reperire fondi pubblici per finanziare le spedizioni di armi e la morte che esse determinano.

Civili ucraini e civili russi sono morti (anche) per opera delle armi italiane che il governo italiano ha fornito per nome e per conto dello Stato italiano: il popolo italiano ha qualcosa da ridire su questo, o se ne resterà muto?

Posta l’assoluta, l’estrema, l’intollerabile gravità dei crimini che gli ultimi governi hanno commesso durante la cosiddetta “emergenza pandemica”: noi vediamo adesso concretizzarsi, e applicata su di noi e sulle nostre vite la nuova emergenza, l’emergenza bellica in tutto il suo nuovo – sempre eguale a sé stesso – squallore; così incominciamo a udire giornalisti e politici che cercano di convincerci che sia normale tutto questo, che sia normale subire, impoverirsi, stare sempre angosciati, e che sia normale fallire e morire per una guerra che non ci riguarda. Il popolo italiano ha qualcosa da ridire su questo, o se ne resterà muto?

Interessa realmente a qualcuno che russi e ucraini, vale a dire popolazioni molto affini tra loro per lingua, cultura e storia, si bombardano di continuo e si ammazzano tra loro? Si dovrebbe dunque lavorare per la pace, per la pace anziché per la guerra. È molto semplice.

Andate pure a votare se volete; ma sappiate questo:

– che votare PD è votare per la guerra;
– che votare Fratelli d’Italia è votare per la guerra;
– che votare Lega, 5 Stelle, Renzi, Calenda, Bonino, Fratoianni, ecc. è votare per la guerra.

Votare per la guerra non è una cosa da poco. Dovreste pensarci, e dovreste pensarci fino ad avere voglia di vomitare.

Mi fermo qui, non vorrei addentrarmi negli scetticismi che nutro verso forze politiche alternative. Per ora mi basta ribadire il quadro sui partiti tradizionali, su quelli che effettivamente hanno portato l’Italia in questo pantano. Ad ogni modo, è ora che ciascuno di noi si responsabilizzi. Votare per contribuire al prosieguo di queste follie significa, a sua volta, essere affetti da follia. Ciascuno di noi si domandi quali valori ha in seno, e cosa fa nella vita per difenderli, e se realmente val la pena di gettarli alle ortiche esprimendo il proprio consenso verso una cosa atroce come la guerra.

La campagna elettorale è stata una pena. I partiti politici italiani sono una vera pena.

Io, dal canto mio, vi dico intanto: se dovete votare, votate contro la guerra. Sentitevi male, altrimenti. Con una nausea più lunga – e profonda.

(Marco Zuccaro)

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Di qua e di là del fronte, i gruppi armati neonazisti di Ucraina e di Russia

articolo del 2 aprile 2022

Tra formazioni note e numerosissime altre meno conosciute, ma ugualmente addestrate e operative con migliaia di uomini in forza ai due eserciti. Hanno tutte una importante componente politica, tuttavia costituiscono un’attrattiva soprattutto per il loro prestigio militare. Una sorpresa che siano l’una contro l’altra armate? Niente affatto.

Questo è il primo di due articoli in cui si riassume il coinvolgimento dell’estrema destra nel conflitto russo-ucraino. La seconda parte, intitolata Eterni fascisti e Russia eterna, si occupa delle interazioni che l’estrema destra italiana ha avuto e ha tutt’ora con le parti in conflitto.

Gruppi armati di estrema destra e ultranazionalisti costituiscono uno degli scandali del conflitto russo-ucraino ben prima del 2022. Una presenza che, seppure a margine di una tragedia di quelle dimensioni, ha trovato molte volte l’attenzione delle cronache, oltre a offrire fondati motivi di preoccupazione e aver avuto anche un posto d’onore nella propaganda di guerra.

È cronaca di queste settimane: Denis Prokopenko è stato insignito dal presidente Zelensky della più alta onorificenza nazionale. Il Maggiore Prokopenko, che adesso può fregiarsi del titolo di “Eroe dell’Ucraina” in virtù dell’impegno profuso nell’attuale conflitto, è il comandante del Reggimento Azov, forse il più noto gruppo armato partecipato da neonazisti.

Un paio di settimane prima moriva in battaglia Vladimir Zhoga, comandante del Battaglione Sparta, anche questo con una nota collocazione politica di estrema destra, ma combattente in Donbas in forze ai filorussi. Putin, il giorno dopo, dichiarava Zhoga “Eroe della Federazione Russa”.

IL LATO UCRAINO

Inizialmente denominato Battaglione Azov, il Reggimento è un gruppo nato come paramilitare e formato da volontari distintosi a Mariupol nel 2014, durante la guerra nel Donbas. Nello stesso anno il Battaglione viene integrato nella Guardia Nazionale trovando nell’allora ministro ucraino della difesa un acceso sostenitore.

Nel 2016 veterani del Reggimento, assieme a un’associazione civile a esso collegata, fondano il partito di estrema destra Corpo Nazionale, fortemente anti-russo e che al contempo prospetta per l’Ucraina un ruolo internazionale improntato alla neutralità, osteggiando infatti l’ingresso dell’Ucraina sia nella Nato sia nell’Unione Europea. Si è cercato cioè di convertire il prestigio militare e certe vicinanze con il governo nazionale in un durevole influsso sulla politica interna del Paese. La risposta però è stata una netta bocciatura.

Nelle elezioni parlamentari del 2019 è parte di una coalizione di estrema destra che però non riesce neppure ad avvicinarsi alla soglia di sbarramento del 5%. Nelle elezioni amministrative del 2020 i risultati sono ancor più deludenti, riuscendo a eleggere solamente 23 rappresentanti su un totale di quasi 160.000 seggi assegnati nelle varie città e nei vari distretti rurali.

L’attuale presidente di Corpo Nazionale, Andriy Biletsky, ha una storia politica tutta orientata al nazionalsocialismo. Nel 2010 dichiarava che la missione nazionale dell’Ucraina fosse quella di “guidare le razze bianche del mondo in una crociata finale […] contro le razze inferiori guidate dagli ebrei“. Leader di Patrioti Ucraini e di Assemblea Socialnazionale – due organizzazioni neonaziste – è fra i fondatori e primo comandante del Battaglione Azov nel maggio 2014, abbandonando l’incarico militare quando a settembre risulta eletto al parlamento. Nel 2019, come già detto, non viene rieletto.

Attualmente il reggimento è composto da un migliaio di uomini direttamente impegnati sul fronte nei cruenti scontri con l’esercito russo nella regione del Doneck e il parlamento statunitense ha in più occasioni espresso preoccupazione verso questa formazione, al punto che nel 2021 la presidente della sottocommissione per la lotta al terrorismo lo ha definito classificabile come una “organizzazione terrorista straniera”.

L’assorbimento e la normalizzazione di gruppi armati neonazisti da parte delle istituzioni ucraine non è però, con il Reggimento Azov, un’eccezione. Solo qualche mese fa Dmytro Kotsyubaylo, ex-comandante di Settore Destro – altro gruppo armato che aggrega anche neonazisti – aveva ricevuto la stessa onorificenza di Prokopenko, sempre dalle mani del presidente Zelensky.

Vale poi la pena ricordare almeno il Battaglione Aidar, anch’esso di orientamento nazionalsocialista, oggetto di uno specifico dossier da parte di Amnesty International in cui i suoi miliziani vengono riconosciuti come autori di violazioni di diritti umani, abusi e violenze sui civili inquadrabili come veri e propri crimini di guerra. Anche a seguito delle proteste internazionali il governo ucraino sbanda il Battaglione Aidar riaggregando soltanto alcuni effettivi all’interno di altre formazioni dell’esercito.
Il Battaglione Aidar è stato finanziato – così come il Battaglione Dnipro, anch’esso responsabile degli stessi crimini dell’Aidar – dall’oligarca Igor Kolomoisky, uno degli uomini più ricchi e influenti dell’Ucraina.

IL LATO RUSSO E FILO-RUSSO

Meno note sono invece le formazioni neonaziste in forza all’esercito russo o inserite ufficialmente o meno fra le forze separatiste filo-russe.

In apertura dicevamo del Battaglione Sparta: creato nel 2014 il gruppo paramilitare è stato guidato dal russo Arsen Pavlov (conosciuto anche come “Motorola”, per il suo passato di marconista) fino al 2016, ovvero fino a quando non è rimasto ucciso in un attentato mai chiarito, del quale sono stati incolpati più soggetti, sia appartenenti al lato ucraino, come la Misanthropic Division – ovvero un gruppo internazionale aggregato al Reggimento Azov –, sia appartenenti all’altro lato, come alcuni gruppi filorussi rivali. Pavlov, che aveva ricevuto incoraggiamento e regali dal politico russo Vladimir Zhirinovsky, è stato accusato di crimini di guerra.

Negli stessi giorni della morte di “Motorola” era stato ucciso a Mosca, in maniera altrettanto oscura, il fondatore di uno dei più noti gruppi paramilitari filorussi del Donbas – Oplot, ovvero “roccaforte, baluardo”– e nel 2018 Aleksandr Zacharcenko, il nuovo comandante della stessa formazione e presidente dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Doneck, aveva perduto la vita in un nuovo attentato, anche questo di dubbia attribuzione.
Il gruppo Oplot, come altri che combattono fra i filorussi nelle regioni contese dalla Russia all’Ucraina, ha una coloritura politica ben precisa, ovvero quella del nazionalbolscevismo. Al di là delle radici storiche che risalgono alla Germania di inizio Novecento, il nazionalbolscevismo è stato reimmaginato in Russia da Aleksandr Dugin e Eduard Limonov come un rinnovato sincretismo fra nazismo e comunismo, finendo comunque per inserirsi nel frammentato mondo dell’ultranazionalismo di destra e del neofascismo e alimentare ulteriori formazioni paramilitari come le Interbrigate.

Pavel Gubarev, il predecessore di Zacharcenko alla presidenza della Repubblica Popolare di Doneck, proveniva dal gruppo paramilitare esplicitamente neonazista Unità Nazionale Russa ed era passato da esperienze politiche analoghe, rimbalzando fra nazionalsocialismo e nazionalbolscevismo. Adesso Gubarev è tornato alla vita militare, combattendo nell’esercito russo.

Unità Nazionale Russa è di particolare interesse per capire come la questione sia più antica e radicata degli effetti che vediamo ai nostri giorni. Questo partito assieme al Partito Nazional Bolscevico (che dopo essere stato bandito risorge con il nome L’Altra Russia e guidato la Limonov), l’Unione della Gioventù Euroasiatica e altri operano esplicitamente in favore di un conflitto contro l’Ucraina già dagli anni 90 e allo scoppio delle ostilità in Donbas rivendicano di aver favorito l’afflusso al fronte di migliaia di volontari. Questi uomini, inizialmente dispersi in varie unità – e infatti i simboli politici di ispirazione nazista sono stati visibili in vari gruppi filorussi come il Battaglione Batman – si sono poi riaggregati in buona parte in Oplot.

Il gruppo armato Esercito Ortodosso Russo è l’altra faccia dell’ultranazionalismo russo, quello non strettamente politico ma religioso, o per lo meno ammantato da questo carattere. Fondato nel 2014 è animato da un cruento estremismo cristiano che ha portato a rapimenti, uccisioni e violenze, come finte esecuzioni e torture, ai danni di appartenenti ad altre fedi come ebrei, protestanti, cattolici e anche membri della chiesa ortodossa ucraina.

Infine va almeno citato il Gruppo Wagner, guidato dal neonazista Dmitry Utkin, detto appunto “Wagner” e che ha visto bene di tatuarsi le mostrine delle SS sulle spalle. Questa formazione paramilitare privata, forte di alcune migliaia di uomini e dotata di unità altamente specializzate, è comparsa negli anni in vari fronti di guerra a fiancheggiare gli interessi di Mosca, in particolare in Siria, dove tutt’ora combatte in favore dell’esercito del presidente Bashar al-Assad.

L’Unione europea ha imposto misure restrittive contro membri del Gruppo Wagner per “gravi violazioni dei diritti umani, tra cui torture ed esecuzioni e uccisioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie, o in attività destabilizzanti“.
Alcuni operativi del Gruppo Wagner – che è stato soprannominato “l’esercito personale di Putin” – sarebbero arrivati in Ucraina per compiere assassini mirati ai danni del presidente e del governo di quel Paese.

FARE SENSO DELLE CONTRADDIZIONI

Nazisti ucraini contro nazisti russi. Il presidente ucraino – ed ebreo – che glorifica un reparto nazista e negli stessi giorni il presidente russo – che vuole “denazificare l’Ucraina” – che ne glorifica un altro, nazista anch’esso.

Le contraddizioni sembrano irrisolvibili.

Per cercare di mettere un minimo di ordine è necessario inquadrare il senso delle parole e dei simboli che vengono usati da una parte e dall’altra.

Nazionalsocialismo, come il figlioccio nazionalbolscevismo, è prima di tutto un nazionalismo, estremo e violento. La linea attraverso la quale si orienta la conflittualità è quella del confine nazionale, delle appartenenza culturali. Si è di qua o di là, ci si spara, si determinano equilibri di potere attraverso la violenza. Dunque nessuna sorpresa nel vedere nazisti contro nazisti.

E la presenza di questi gruppi armati innestati di nazismo in una situazione di guerra è questione di pragmatismo, da entrambi i lati. Né Ucraina né Federazione Russa sono naziste di per sé. Però, se da lato ucraino celebrare Stepan Bandera ha funzione primariamente antirussa, l’effetto secondario di celebrare l’ultranazionalista alleato di Hitler è una pesante ferita alla giovane e, per certi versi, ancora incerta democrazia di quella Repubblica. Il clima di guerra in Russia devasta il campo già agonizzante della libertà di espressione, impone il regresso e l’isolamento del Paese nel consesso internazionale e il regresso e l’isolamento della parte più aperta, pacifica e moderna della società russa dalla società russa nel suo complesso.

In fin dei conti ciò che a nostro avviso deve maggiormente preoccupare non sono tanto le opposte propagande di guerra, né – per quanto importanti – i simboli e le parole esplicitamente naziste usate, ma le prospettive che queste e altre situazioni determineranno nel futuro. Inoltre non è da sottovalutare la capacità di contagio anche in realtà distanti dal contesto culturale europeo, come le repubbliche asiatiche dell’ex Unione Sovietica. Analoga preoccupazione è presente per le repubbliche caucasiche, come Georgia e Armenia, dove l’influenza di gruppi estremisti filo-russi è in crescita.

In Ucraina il conflitto porterà ulteriore prestigio al Reggimento Azov. Un prestigio che, come già abbiamo visto, il Reggimento desidera reinvestire per influenzare la politica del proprio paese. E questa è solo la prospettiva meno preoccupante. Come ha sottolineato Amnesty International, la domanda vera è cosa succederà dopo la guerra, dove finiranno le armi che adesso sono nelle mani di questi gruppi politicamente legati al nazismo? Gruppi noti per le violenze verso “donne e attivisti dei diritti LGBTQI+, attivisti di sinistra, famiglie Rom” e che negli anni i governi ucraini non hanno saputo ostacolare efficacemente. Ed è bene sottolineare con forza che questi gruppi hanno fra le mani anche le armi inviate dall’Italia. E ancora, neonazisti armati, addestrati e rotti alla violenza della guerra: questo che valenza ha nella prospettiva di un’inclusione dell’Ucraina nell’Unione Europea? Per non dire – ma lo diciamo nella seconda parte di questo articolo – di come questo si inquadra nelle relazioni internazionali con le formazioni di estrema destra europee e italiane.

In Russia la questione è evidentemente almeno in parte analoga. Ma da quella parte del fronte ciò che è maggiormente rilevante è la rotta politica determinata dalla guerra di Vladimir Putin, ovvero di quella figura che ha realizzato un modello di narrazione statuale e più in generale politica e sociale ostile al “mondo moderno” e alla democrazia, che rimane un riferimento per gran parte dell’estrema destra occidentale.

Infine, per avere una percezione corretta dei fenomeni descritti fino ad adesso, è bene sottolineare che le maggiori formazioni militari descritte di entrambe le parti – come Azov, Sparta e Oplot – sono piccolissima parte dei rispettivi eserciti e pur avendo forti notazioni politiche costituiscono un’attrattiva soprattutto per il loro prestigio militare. Chi si arruola, nella gran parte dei casi, non le sceglie tanto per la loro connotazione ideologica, né poi viene selezionato sulla base di simpatie politiche di estrema destra, ma su questioni decisamente più pratiche, quali addestramento e motivazione bellica. La dimostrazione di questo è il debolissimo credito politico diretto che i partiti vicini al Reggimento Azov in Ucraina e al nazionalbolscevismo in Russia hanno ricevuto fino a ora.
In maniera simmetrica al nazionalismo ucraino che rispolvera Bandera e le formazioni che affiancarono il nazismo storico va considerato criticamente anche il valore antifascista e antinazista della retorica russa. Quell’antifascismo è in parte diverso da quello italiano e su alcuni temi decisamente opposto: qui da noi l’antifascismo è stato lo strumento di transizione fra dittatura e democrazia, in Russia invece è l’orgoglio – il giusto orgoglio – associato alla guerra patriottica che sconfigge l’invasore, ha cioè connotati nazionalistici decisamente più spiccati che in Italia e per questo è utilizzabile da chi con la democrazia ha ben poco a che spartire.

Articolo di Patria Indipendente, testata giornalistica on line dell’ANPI

Pubblicato in: Attualità, Citazioni, Passato

Ecco come speculano sul gas

ECCO COME SPECULANO SUL GAS

Marcello Pamio – 1 settembre 2022

La Cassa Depositi Prestiti supporta imprese e amministrazioni, promuove la crescita e l’occupazione. Casualmente la CdP detiene il 26% delle azioni di ENI spa.
Oggi il prezzo del gas viene determinato dal TTF, un indice finanziario della borsa di Amsterdam, per cui la contrattazione del prezzo del gas non è più legata ad un mercato reale ma ad un indice virtuale finanziario!
L’ENI però compra il gas dalla Russia ad un prezzo bloccato e molto basso, grazie ad un accordo fatto 10 anni fa. Magicamente il prezzo del medesimo gas valutato alla borsa di Amsterdam si moltiplica e questo incremento sta mettendo in ginocchio il settore industriale e le famiglie. Non a caso gli utili dell’ENI sono aumentati del 700% (rispetto il 2021) solo nel primo semestre del 2022.
Scommettete che alle imprese in difficoltà (centinaia di migliaia) saranno dati (come perle ai porci) spiccioli dalla Cassa depositi e prestiti, cioè dal maggiore azionista dell’ENI che speculando sul gas è causa del disastro?
Se non ci ribelliamo neppure a questo crimine, meritiamo l’estinzione di massa!



AZIONISTI ENI SPA:


Governo italiano (Cassa Depositi e Prestiti 25,96%, Ministero delle Finanze 4,37%), 30,6%
The Vanguard Group, 1,82%
Norges Bank Investment Management, 1,45%
GQG Partners, 1,37%
Eni SpA, 0,93%
Amundi Asset Management, 0,86%
Schroder Investment Management, 0,81%
Massachusetts Financial Services, 0,75%
BlackRock Advisors, 0,68%
Geode Capital Management, 0,54%


Canale Telegram: https://t.me/marcellopamio

Pubblicato in: Citazioni

Di Vincenzo Costa

Io ho una domanda ingenua: ma Zelensky da dove li ha presi i soldi per comprare una villa da milioni di Euro? Li ha guadagnati da attore di second’ordine qual era?

Chi è Zelensky? Sta facendo davvero l’interesse del popolo ucraino?

L’Europa si sta dissanguando per seguire le fantasie di quest’uomo, i suoi deliri. Ultimamente ha detto che “i russi hanno due possibilità: arrendersi o fuggire”. Qualcuno sano di mente può pensare che le cose stiano così?

In questi giorni sta avvenendo una carneficina in seguito alla famosa controffensiva ucraina. Migliaia di soldati lanciati verso la morte per conquistare qualche metro di terra.

Non ne sappiamo niente perché le bionde giornaliste Rai in Ucraina sono a occupate a riportare racconti strappalacrime invece di raccontare gli eventi e informarci. Del resto, oramai la RAI è peggio dell’istituto luce. Eppure la carneficina sta avvenendo.

A che pro? Davvero può servire a ricacciare i russi sino ai confini? Davvero può portare alla sconfitta della Russia? Se non può portare a questo, a che cosa serve questo fiume di sangue? A chi giova?

Zelensky continua a trattare l’Europa e i suoi rappresentanti politici come se fossero i suoi scendiletti, continua a dettare le politiche che dovremmo adottare: ancora più sanzioni, ancora più armi, sapendo che più sanzioni significa distruggere l’economia europea, dato che i russi hanno oramai orientato le loro esportazioni verso altrove. Sapendo che più armi significa che anche i russi aumenteranno la loro reazione.

Sta distruggendo l’Europa per fare gli interessi di chi?

Sta generando un’escalation che produce morti perché?

Questo clown si permette di richiamare il papa, di rimproverarlo, di dettare quello che dovrebbe dire, Oramai è in pieno delirio di onnipotenza. E nessuno tra le autorità istituzionali di questo paese alza la voce per dire: carissimo, datti una calmata.

Non ci stiamo accorgendo che stiamo affidando non solo le vite degli ucraini, ma anche le nostre a una persona forse squilibrata, ma probabilmente anche marionetta di altri poteri, torbidi, che lavorano contro di noi, per impoverire e indebolire l’Europa, prima della Russia.

La povertà verso cui stiamo andando ce la siamo cercata. Avevamo il gas a prezzi irrisori, e lo abbiamo rifiutato imponendo sanzioni. La nostra ricchezza derivava anche dal fatto che pagavamo il gas a prezzi stracciati.

Abbiamo attivato un processo inflativo che sta divorando i nostri risparmi e il nostro potere d’acquisto.

Miglia di imprese chiuderanno, posti di lavoro saranno perduti.

E tutto questo perché? Per seguire i deliri di un pazzo o di una marionetta.

L’Italia è un paese fallito in cui, chiunque vinca le elezioni, non potrà fare altro che adottare misure economiche decise altrove e orientamenti politici e militari anch’essi decisi altrove.

La famosa agenda draghi ha portato all’8 % di inflazione, a un debito pubblico che oramai è fuori controllo e ci priva di ogni spazio di manovra e di sovranità politica, ha posto le premesse per il crollo del sistema produttivo nei prossimi mesi.

E non bastano misure urgenti, che sono palliativi, ossigeno sprecato per un moribondo. La rateizzazione non significa niente, prima o dopo bisogna pagare quelle imposte, altri scostamenti di bilancio (altro debito) è una cura che uccide il malato. I rigassificatori si possono fare, ma quanto ci viene a costare il gas liquefatto?

La soluzione è una sola: cercare la pace, riprendere a fare politica, a tessere relazioni diplomatiche, commerciali.

In questa campagna elettorale, si parla di tutto, tranne che del problema fondamentale: di come uscire dal vicolo cieco in cui la guerra in Ucraina ci ha portati.

Non se ne può parlare, del resto, perché chiunque sollevasse il tema sarebbe immediatamente inserito tra coloro che “non possono accedere al governo del paese”.

Qui oramai dire cose ragionevoli significa essere estremisti e sovversivi. Invece seguire i deliri di un pazzo significa essere responsabili. Si è capovolto l’asse terrestre.

Il dibattito pubblico è svuotato perché non si può parlare del vero temo, e non si può farlo perché non siamo più solo un paese a sovranità limitata: siamo un paese che ha cessato di esistere.

L’Italia esiste solo formalmente ormai, le sue istituzioni sono meri simulacri, ma svuotati di ogni rilevanza politica e decisionale.

Queste elezioni sono una farsa, un simulacro di democrazia: deve dare la parvenza che esista una cosa che non esiste più.

(Vincenzo Costa)