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Argentina nella BRICS

L’Argentina ha fatto richiesta di ingresso nei BRICS (acronimo usato in economia internazionale per riferirsi ai seguenti paesi: Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica)

L’insieme dei BRICS viene così a rappresentare in termini territoriali circa un terzo delle terre emerse del pianeta (42.557.166 kmq su 148 milioni di kmq – cui vanno sottratti i 14 milioni di kmq dell’Antartide, neutrale),
in termini economici rappresenta il 25% del PIL mondiale,
in termini demografici il 43% della popolazione mondiale.

Quella che trattiamo usualmente come “comunità internazionale”, e che corrisponde all’impero americano (USA, Canada, UE + UK, Australia, Nuova Zelanda e Israele) corrisponde a:
quasi il 50% del PIL mondiale;
in termini demografici corrisponde a 856 milioni di abitanti, pari a circa l’11% della popolazione mondiale,
e a circa 31.754.000 kmq, pari a un po’ meno di un quarto della superficie delle terre emerse.

Come la richiesta argentina segnala, i BRICS sono visti come una speranza di autonomia (e di rivalsa) per il resto del mondo, finora escluso dal club degli armigeri di Washington.

All’interno dell’impero americano solo la Francia si è mossa con qualche parziale autonomia, ottenendo una certa autosufficienza (energetica e alimentare) e coltivando, sia pure in modo autoritario, rapporti col continente africano.
Tutti gli altri hanno accettato con gaia imbecillità le regole del gioco americano, che fino a ieri predicava l’iperspecializzazione produttiva e la globalizzazione infinita (con sfruttamento di risorse a basso costo dai paesi più ricattabili).
E così facendo si sono condannati ad una condizione di dipendenza illimitata da scambi internazionali il cui unico garante erano gli USA. Ora che gli USA non sono più nelle condizioni di garantire la prosecuzione di quel gioco, le province dell’impero americano si avviano ad un progressivo declino, e questo tanto più quanto più sono state prone alla voce del padrone.

L’attuale scenario sta mostrando ciò che i più attenti avevano rilevato da tempo, ovvero l’illusorietà del sogno capitalista di una crescita esponenziale infinita. In questo nuovo contesto la terra (risorse naturali) e le popolazioni incrementano di importanza rispetto al PIL (che è un indice della quantità di scambi monetari, e solo indirettamente – ed eventualmente – della “ricchezza”.)

Certo, i BRICS avranno la difficoltà consistente di muoversi armonicamente, in quanto hanno alle spalle una pluralità di tradizioni e culture differenti, ma finché esisterà l’impero americano con il suo bullismo internazionale, essi avranno sia un forte incentivo a farlo, sia una guida chiara a cosa fare.

Dunque, nonostante battute d’arresto, questo sarà lo scenario emergente, che travolgerà e capovolgerà il mondo che abbiamo conosciuto. Ci vorranno alcuni decenni per vedere pienamente tutti gli effetti economici e demografici, ma un effetto si vedrà subito: le province dell’impero americano faranno i conti con il crollo della propria struttura ideologica, quella struttura che li ha condotti a innalzare una teoria economica neoliberale e una teoria etica liberale a unica visione del mondo.

(Andrea Zhok)

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Stop all’IVA sulla compravendita di armi

Stop all’IVA sulla compravendita di armi, l’ok arriva dalla Commissione Finanza del Senato.


Hanno votato sì PD, LEGA, FORZA ITALIA E FRATELLI D’ITALIA.


Anche Maurizio Crozza li ridicolizza in tv:


“Sul pane, sulla pasta e sui pannolini l’IVA è rimasta, ma sui missili anticarro l’hanno tolta. Questo farà felice tante famiglie italiane che non arrivano a fine mese”.

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Convegno ComitatoAscoltami

«Chiediamo l’istituzione di una Commissione di indagine parlamentare che faccia luce sui danni da vaccino. Ce lo devono visto quello che stiamo soffrendo».

Il primo convegno di ComitatoAscoltami, il comitato che rappresenta già 1800 danneggiati da vaccino si conclude con la richiesta della fondatrice Federica Angelini dell’istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta sui danni da vaccino. Medici, giornalisti e tantissimi danneggiati al congresso e tante evidenze che sgretolano il muro di gomma. De Maria e Venezia: «Long covid e reazioni avverse, c’è un filo comune»; Donzelli: «La copertura sui tridosati dopo sei mesi è già negativa, i non vaccinati si contagiano meno dei vaccinati»; Frajese: «C’è stato un addormentamento delle coscienze»; Savini: «Nei miei pazienti vaccinati +30% di patologie». La Nuova Bussola Quotidiana era presente e ve lo racconta in questo articolo https://lanuovabq.it/it/siamo-vittime-del-vaccino-vogliamo-una-commissione-di-indagine
Barbara DAmbrosio Federica Angelini Marianna Canè Silvia Vernò

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Cosa sta succedendo in Australia?

Per chi si fosse perso le novità internazionali, l’Australia sta vivendo in questi giorni una crisi energetica pazzesca, con situazioni senza precedenti che hanno portato a provvedimenti mai visti prima.

Partiamo però dall’inizio: nell’ultimo decennio, e in particolare negli ultimi anni, l’Australia ha investito moltissimo in energia rinnovabile – soprattutto fotovoltaico, dal momento che hanno a disposizione ampie aree desertiche con ottima insolazione. Sono anche stati costruiti alcuni parchi-batterie tra i più grandi al mondo e centrali peaker a gas per il backup.

Questo ha consentito ad alcune province australiane di raggiungere discrete performance dal punto di vista climatico – soprattutto l’Australia del Sud, che nelle giornate estive riesce ad andare al 100% con energia solare; Queensland, Victoria e Nuovo Galles del Sud hanno invece ancora moltissima potenza a carbone installata e funzionante.

Il problema è che una penetrazione di rinnovabili aleatorie troppo elevata mette la rete in condizioni precarie, e in Australia in questo momento sono vicini al solstizio d’inverno: dunque il sole c’è per poche ore, è basso sull’orizzonte e non basta nemmeno a soddisfare il fabbisogno diurno, figuriamoci ricaricare le batterie. In aggiunta a ciò, la produzione da eolico in questi giorni è stata particolarmente bassa.
Ovviamente per supplire a questa aleatorietà delle rinnovabili sono entrati in funzione gli impianti a gas, ma questo ha creato due problemi:
-il primo è che il gas in questo momento sul mercato mondiale è carissimo, come ben sappiamo in Europa;
-il secondo è che sono stati attivati per il servizio di rete anche impianti che dovevano servire per il bilanciamento in caso di emergenza.

Siccome la legge di Murphy è implacabile, due giorni fa si sono verificati dei guasti in due diversi impianti a carbone, che hanno tolto dalla rete circa 3 GW di potenza. Con la rete in condizioni già precarie, questo ha creato uno shock sui prezzi dell’energia, che hanno cominciato ad oscillare paurosamente, raggiungendo valori altissimi soprattutto nelle ore serali (a causa ovviamente del fenomeno della duck-shape curve). Questo ha portato addirittura alla sospensione del mercato dell’energia elettrica per eccesso di volatilità, coi prezzi che pertanto da due giorni vengono fissati d’ufficio tra i 300 e i 500 AUD/MWh, a seconda del luogo e della fascia oraria, e gli operatori forzati ad immettere energia in rete su richiesta dell’ente regolatore AEMO.
Molti operatori hanno già lamentato che il cap al prezzo comporta per loro perdite enormi, visto che il combustibile viene pagato a prezzo di mercato.

Dato l’altissimo rischio di blackout, il governo ha inoltre ordinato ai cittadini di non utilizzare lavatrici o altri elettrodomestici nella fascia oraria tra le 17.30 e le 20.00, ha imposto un tetto massimo di 20 C ai riscaldamenti e ha ordinato alle strutture pubbliche di razionare l’uso dell’elettricità nelle ore serali.
Sì, esatto: in Australia gli ospedali devono limitare l’utilizzo di energia nelle ore serali.

Il governo australiano, insediatosi da poco, sta ovviamente dando la colpa della situazione al governo precedente, mentre l’opposizione ovviamente incolpa i politici attualmente in carica.

Si spera che l’emergenza possa rientrare entro la mezzanotte di domani, con gli impianti a carbone che dovrebbero tornare online.

Nel frattempo, la lezione per il resto del mondo è che il carico di base, contrariamente a quello che pensa qualcuno, non è “una scusa per screditare le rinnovabili”, bensì una componente fondamentale del carico di rete, che va garantita attraverso fonti programmabili e dispacciabili, e che va sempre supportata da adeguati sistemi di backup in caso di guasti o inconvenienti di qualsiasi natura.
Altrimenti ci si mette nelle mani della legge di Murphy, con tutte le conseguenze del caso.

(Luca Romano, dalla sua Pagina Facebook)

Link alla notizia: https://www.dailymail.co.uk/news/article-10919303/Australias-energy-crisis-worsens-Anthony-Albanese-hold-emergency-meeting-Thursday.html

PS: l’Australia è il terzo produttore mondiale di Uranio e il primo paese per riserve stimate. Ciò nonostante hanno in vigore un divieto legislativo di utilizzare l’energia nucleare in qualunque sua forma, ed è proibito persino l’attracco ai vascelli a propulsione nucleare nei porti australiani. Si vede che preferiscono il carbone.

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Su Donetsk

❗️❗️”Kiev ha superato tutti i limiti, il DPR si rivolgerà alla Russia per chiedere aiuto per contrastare gli scioperi dell’APU su Donetsk”, – Pushilin

Oggi c’è stato il più potente bombardamento del centro di Donetsk nell’intera guerra – dal 2014. “Kiev ha superato tutti i limiti, l’ultimo bombardamento di Donetsk utilizza metodi di guerra proibiti”.
“È stata raggiunta l’intesa sul coinvolgimento di tutte le forze aggiuntive necessarie delle forze alleate, in primo luogo la Russia”.

“Il nemico ha sparato più di 300 proiettili da obici della NATO e missili MLRS “Hurricane” e “Grad” contro la città. L’ospedale di maternità e molte case sono state danneggiate.”

Il capo del DPR, Denis Pushilin.

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Donetsk, ho perso il conto delle bombe che ininterrottamente, da circa un’ora e mezza, piovono sulla città, sulle case, sui condomini. Non sono state risparmiate chiese e ospedali.
Centinaia tra razzi Grad, Uragan (con testate a grappolo) e proiettili di artiglieria da 155mm hanno colpito – e continuano a colpire anche in questo momento – i distretti Kievsky, Kuibishevsky e Voroshilovsky.

(V. N. Rangeloni)

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Stando alle informazioni che arrivano dal fronte ucraino, sembra che quello che molti temevano stia accadendo.
Le forze armate ucraine, essendo oramai in una posizione estremamente difficile nelle ultime roccaforti rimaste nelle loro mani nel Donbass, stanno lanciando un attacco intensivo sugli obiettivi civili di Donetsk.
Incidentalmente l’artiglieria qui utilizzata è in gran parte quella inviata dai paesi europei.
Sono stati colpiti condomini, chiese, ospedali. Il numero dei morti sta salendo rapidamente.
Questo atto, privo di significato militare e, probabilmente, frutto di una frustrazione arrivata vicina alla disperazione, costringerà la Russia ad una reazione pesante, perché dopo aver “messo in salvo” le aree civili delle due repubbliche secessioniste, semplicemente non possono permettersi di far pagare di nuovo un prezzo durissimo a quei civili che sarebbero stati “salvati” dall’intervento russo (e questa è l’intera ratio ufficiale dell’intervento).

Dev’essere chiaro che la risposta russa può essere terrificante senza utilizzare ordigni nucleari. (Le guerre moderne sono come trattative a colpi di armi: si decide cosa usare e come usare di volta in volta, a seconda del segnale che si vuole lanciare).

Questo tipo di dinamica è precisamente quella che era maggiormente da temere nel momento in cui si è deciso di rinforzare sul piano degli armamenti la controparte ucraina, e, lungi dal rappresentare un aiuto per gli ucraini, potrebbe rappresentare per essi un disastro di proporzioni finora inedite.

Speriamo di no, ma l’escalation può essere ad un punto di svolta.

(Andrea Zhok)