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I nuovi eroi pt. 2

ECCO IL FONDO, LO VEDO.
GRAMELLINI E L’APOLOGIA NAZISTA.



《È un nazionalista fanatico vicino alla brigata Azov, un soldato sanguinario che chiama “orchi” i russi e ne ha uccisi a grappoli dai tempi della prima guerra del Donbass.》


“Quest’uomo”, continua Gramellini, “adesso chiede di entrare a Mariupol e si offre ai russi in cambio della vita dei bimbi, che moriranno sotto le bombe e di fame sotto i colpi russi.”


“I giusti possono anche avere delle idee sbagliate ma certi gesti non li sbagliano mai. Non sono sordi al richiamo dell’umanità”, aggiunge. (!!!)

Ad Orsini rescindono un contratto perché osa parlare di responsabilità della UE e affermare che la pace non la si raggiunga fornendo armi agli ucraini, a questo essere lasciano fare apologia del nazismo in prima serata coi soldi dei contribuenti.

Credo ci si debba far sentire presso la direzione della TV di Stato.

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I nuovi eroi

La statua gigante che vedete in questa foto è stata eretta dal Governo Ucraino ed è dedicata a un signore che si chiama Stefan Bandera, ex collaborazionista di Adolf Hitler e collaborazionista dell’occupazione nazista in Ucraina.
Nella nuova Ucraina golpista è stato proclamato “eroe nazionale” e la sua data di nascita, il 1° Gennaio, è diventata “festa nazionale” al posto della tradizionale Festa della Vittoria sul Nazifascismo del 9 Maggio che è stata abolita.
Gli ucraini legati al regime sanguinario del comico Zalensky si fanno chiamare “Banderisti” in suo onore.

Durante la Seconda guerra mondiale Stefan Bandera combatté prima contro i polacchi e poi contro l’Armata rossa al fianco dei nazisti in nome della supremazia razziale del popolo tedesco ed ucraino.
Bandera portò avanti una pulizia etnica su vasta scala, nelle regioni della Galizia e di Volinia uccidendo, secondo le stime più prudenti, almeno 60mila polacchi, non esitò poi a disporre lo sterminio degli ebrei insieme a quello dei russi.

Durante il golpe squadrista, armato e finanziato dagli USA, che nel 2014 ha deposto il legittimo Presidente Ucraino Viktor Janukovyc, una gigantografia di Bandera dominava Piazza Maidan e accompagnava gli assalti delle milizie neonaziste.

In questi giorni in Italia è venuta alla luce una nuova turpe categoria: quella degli “Antifà per i Nazisti Ucraini”.
Costoro tendono a romanticizzare la condotta del sanguinario regime ucraino minimizzando l’apporto ideologico e pratico del neonazismo e chiamando in causa i nazionalisti russi del gruppo Wagner per dimostrare che la Russia non sta affatto denazificando l’Ucraina, anzi che i nazisti starebbero “da ambo le parti”. Ostentando in questo modo la propria malafede.

Facciamo un po’ di chiarezza:

– La guerra in terra straniera l’esercito ucraino e i battaglioni punitivi neonazisti l’hanno portata nel Donbass per ben 8 anni cagionando migliaia e migliaia di morti con bombardamenti e stragi di civili.

– Dopo il golpe naziatlantista del 2014 la guerra il governo golpista ucraino l’ha portata anche in casa propria con la persecuzione sistematica dei comunisti e dei socialisti che venivano arrestati, sequestrati, torturati e assassinati. Vedi strage alla Casa dei Sindacati di Odessa. Decine di persone bruciate vive, brutalizzate, sgozzate e strangolate. Tra cui bambini e donne incinta.

– Il regime nazista ucraino e i vari governi golpisti al servizio degli USA che si sono susseguiti dal colpo di stato del 2014 in poi hanno TUTTI attuato una politica di decomunistizzazione e repressione infame e vergognosa ai danni di tutti i comunisti o semplicemente tutte le persone di sinistra. E al contempo hanno coperto i crimini dei nazisti. Nonostante le centinaia di prove e filmati NESSUN criminale nazista è mai stato arrestato o condannato.

– I sacrari che ricordavano i caduti dell’Armata Rossa per liberare l’Ucraina dal nazismo sono stati profanati e oltraggiati, al loro posto hanno dedicato monumenti alle vittime dei reparti delle SS ucraine.
Manifestazioni di anziani veterani sovietici ultraottantenni sono state aggrediti da picchiatori palestrati di 20 anni che urlavano il nome di Hitler e Bandera inneggiando al nazismo.

– Il Partito Comunista Ucraino che aveva il 25% dei voti, che esprimeva sindaci e presidenti di province e regioni e che era regolarmente al Governo nazionale, è stato reso ILLEGALE e messo fuorilegge a partire dal golpe del 2014.
Stessa cosa con il Partito delle Regioni che governava in tandem con il PCU.
Nelle ultime settimane sono stati messi fuorilegge dal comico Zelensky e dal suo governo nazista perfino i partiti più moderati di centrosinistra e di centro o comunque non direttamente controllati dai suoi uomini. Così che oggi in Ucraina esistono di fatto soltanto organizzazioni apertamente nazifasciste emanazione diretta del Governo.

– Il gruppo Wagner con cui vi riempite la bocca per giustificare gli eccidi dei vostri beniamini ucraini, non ha mai fatto stragi come quella alla Casa dei Sindacati di Odessa e non bombarda un territorio e una popolazione civile da 8 anni.

– Giustificare e negare il nazifascismo perfino quando è evidente e ve lo ritrovate davanti in bella mostra con tanto di svastiche e ritratti di Hitler in bella mostra è da minorati politici e da infami.
Non evidenziare la chiara egemonia dei nazisti all’interno dell’esercito, delle istituzioni e della società ucraina è da utili idioti della NATO e quinte colonne dei criminali banderisti.

– Il popolo ucraino è tenuto come scudo umano dalle milizie naziste addestrate e rifornite di armi dagli USA e dai governi occidentali.

– I nazisti non sono soltanto nel Battaglione Azov o in Pravy Sektor, ma sono presenti a tutti i livelli e gradi nell’Esercito Ucraino, nel Governo e nelle istituzioni locali e nazionali.
Negarlo o cercare di ridimensionarlo e romanticizzarlo equivale a essere collaborazionisti dei crimini che vengono commessi da costoro.

(Roberto Vallepiano)

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Tipica trasmissione tv italiana

Tipica trasmissione tv italiana:

Invitano uno storico, in questo caso Angelo D’Orsi, che dice:

“ZELENSKY È UN PERSONAGGIO MOLTO PERICOLOSO. PRODURRÀ DISTRUZIONE E MORTI NEL SUO POPOLO AL QUALE NON È INTERESSATO”.

Il main stream tenta di recuperare e fa parlare Giuseppe Cruciani con pessimi risultati che sottolinea di essere ignorante e riesce a peggiorare la situazione invocando la democrazia…

A quel punto lo storico incalza:

“MA DI QUALE DEMOCRAZIA PARLATE? IN ITALIA NON C’È ALCUNA DEMOCRAZIA, SIAMO IN POST DEMOCRAZIA. DOV’È IL POTERE DELL’ELETTORE? DOV’È LA SCELTA?’
…QUESTA È UNA GUERRA DEGLI STATI UNITI CONTRO L’EUROPA. L’EUROPA È IL VERO OGGETTO DI QUESTA GUERRA”

Un imbarazzato Paolo Del Debbio chiude la trasmissione con: “Non ho tempo né la voglia di affrontare il tema della democrazia in Italia. La democrazia non è il tema di questa sera.” SIPARIO.

C’è ancora qualcuno che ha dubbi su cosa stia succedendo? Come si può non capire?!

Sentire l’intervento completo, allucinante:

P.S.: Solo di recente pare sia terminata la guerra sui dazi doganali tra Europa e Stati Uniti, raggiungendo degli accordi, questo per dire che è vero ciò che racconta lo storico: Gli Stati Uniti vogliono distruggere l’Europa.

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Analisi di Zory Petzova

La guerra fa accelerare gli eventi e invertire le prospettive, ma mai così tanti cambiamenti erano ipotizzabili per il tempo di una sola settimana, come accaduto in quest’ultima. E’ in corso un riassetto geopolitico che non era immaginabile e che senz’altro prescinderà dalla volontà e dalle intenzioni degli ‘attori’ in campo. In Italia, paradossalmente, ci è stato un univoco e ferreo posizionamento di tutte le testate giornalistiche su posizioni anti-russe, comprese perfino quelle della contro-informazione, che però ha prodotto un ‘scivolamento’ dell’opinione pubblica verso posizioni contrarie alle politiche governative: secondo gli ultimi sondaggi Ipsos, quasi il 70% degli italiani ritiene necessario negoziare con la Russia e non armare l’Ukraina.

Per capire il parossismo mediatico e il suo scollamento dalla realtà, è sufficiente citare la Rai, che bandisce dai programmi uno dei maggiori esperti di geopolitica, stigmatizzandolo come filo-putiniano, nonostante quest’ultimo si dichiari appassionatamente un filo-atlantista. Nemmeno negli USA, che sono parte interessata del conflitto, vi è una tale dittatura narrativa, dove, su una piattaforma nazionale come la Fox tv, commentatori del rango di Tucker Carlson possono tranquillamente dichiararsi a favore di Putin, il che fa capire come il complesso d’inferiorità da colonia fa eccellere nella stupidità chi ama mostrare il proprio servilismo.

Per quanto riguarda l’analisi strategica, è necessario fare alcune revisioni e rivalutazioni, e la prima riguarda la sopravalutata importanza geopolitica di Ukraina. Abituati a far riferimento alla strategia dell’accerchiamento della Russia, la dottrina Brzezinski, per intenderci, di cui l’Ukraina ne era “il frutto proibito”, abbiamo sottovalutato la perdita della Crimea a favore russo ancora nel marzo 2014. Sull’inerzia dell’odio anti-russo, esploso con la golpe del Majdan, i nuovi leader di Ukraina, illusi di essere i nuovi eroi dell’Occidente e scevri di ogni acume geopolitico, non si sono resi conto che dopo la perdita di Crimea erano diventati meno sfruttabili come partner strategici, e che la considerazione che gli veniva riservata era quella di una qualsiasi banda di avventurieri dilettanti. Trump aveva cercato di minimizzare la voragine che il governo Obama avevano aperto, ma fatto sta che nessuno dei leader atlantisti ha avuto il coraggio di dire agli uomini ucraini che non servissero più, né alla NATO né all’UE. Per cui, questi sono rimasti fino all’ultimo convinti di avere il sostegno politico e militare degli USA, ignari del fatto che tutta la strategia americana contro la Russia era già obsoleta e catastrofale. Forse nell’ultimo anno il regime di Kiev era persino uscito dal controllo dei riferenti americani, così come oggi le para-milizie sono uscite dal controllo di Zelensky, agendo caoticamente, senza alcun coordinamento centrale, come cani sciolti, qualcosa che non dovrebbe essere sfuggito ai ceceni.

Bisogna riconoscere, però, che l’equivoco da parte del regime di Kiev è stato inevitabile, perché dovuto a quel doppio standard con cui operano le rappresentanze americane, che è piuttosto ingannevole. In realtà, la politica USA è un imperialismo meramente affaristico, gestito da lobby trasversali al pubblico e al privato: la porta girevole (the revolving door) fra Stato e corporazioni/contractors privati. Come ben noto, la destabilizzazione di Ukraina è stata opera prevalentemente della coppia Nuland/Kagan che sono un caso di porta girevole anche fra gli schieramenti politici, tra l’altro come lo è la società privata di consulenza diplomatica e commerciale, l’Albright Stonebridge Group (ASG), con cui la Noland collabora da anni e che è stata fondata da Madeleine Albright, deceduta pochi giorni fa – la prima donna segretario di Stato, teoretica della “guerra di esportazione di democrazia” e delle linea di politica estera da adottare nella questione ucraina. In poche parole, non si tratta dell’installazione di sistemi democratici e di benessere occidentale, ma dell’applicazione della dottrina della guerra perpetua, quella che gli USA creano con ogni loro intervento e dove ciò che conta è la creazione di clientelismi e business di sfruttamento. E’ molto simbolico il fatto che la morte di Albright si sia sovrapposta all’occupazione russa di territori d’Ukraina dell’est, segno di come una certa visione del mondo, con le sue regole di dominio unilaterale, stia irrimediabilmente finendo. (Sarebbe interessante capire chi è il vero destinatario delle armi americane ed europee. Con alta probabilità la Polonia, dove Zelensky si sarà rifugiato per proseguire la sceneggiata, fino a che i contratti di fornitura militare non saranno formalizzati.)

Un’altra rivalutazione da fare è quella delle modalità tattiche dell’intervento russo. Per quanto all’inizio ci si aspettasse una specie di Blitzkrieg, l’operazione russa si è rivelata lenta e conservativa, fermo restando che nessuno poteva sapere a priori il piano russo per trarre conclusioni sulla sua velocità. La Russia usa ancora una minima quota del proprio potenziale, avendo anticipato alcuni joker, come i missili Kinzhal. Quello che però straborda dalle premesse iniziali dell’intervento russo sono gli obbiettivi. E’ evidente che la Russia non si limiterà più alle condizioni iniziali richieste durante i negoziati con gli ucraini, che erano le stesse poste anche in via diplomatica prima dell’invasione. A quanto sembra, la guerra finirà con la destituzione dell’attuale Stato ucraino e la sua divisione in protettorati fra la Russia e la Polonia, pur mantenendo un governo formale, sempre se Zelensky ne sarà disponibile. Nelle prossime settimane, dopo averla circondato per mare e terra, ci sarà la battaglia per l’Odessa, città estremamente importante non solo dal punto di vista strategico. Odessa è la città della strage più atroce, dell’Olocausto nazista, per cui le immagini dei russi, che metteranno la bandiera russa sul suo municipio, saranno particolarmente simboliche ed entreranno nei libri di storia.

Quello però che ha superato abbondantemente le premesse iniziali non è solo di carattere tattico e militare. Giorni fa Putin ha disposto che le forniture russe ai paesi occidentali dovranno essere pagate non più in dollari, ma in rubli, rassicurando che non intende a ridurre le quantità negoziate. La sua giustificazione è che le banche occidentali hanno da sole svalutato le proprie valute, congelando le riserve russe. I leader europei hanno contestato la nuova disposizione, ma dovrebbero sapere che questa fa parte della escalation della guerra economica, aperta con le loro sanzioni. Se i partner occidentali eseguiranno le richieste russe, questo significa andare non solo contro le proprie sanzioni. Significa distruggere l’universo di regole creato da loro stessi. Questa misura di Putin aumenterà il valore del rublo e porterà all’indebolimento del dollaro, il quale non ha avuto una settimana facile, essendo stato scaricato anche dall’Arabia Saudita che passa alla valuta cinese. La potenza del dollaro si regge sul petrodollaro e sul dominio militare americano, e il primo sta venendo meno. Anche rimanendo a livello di guerra economica, se i partner occidentali non accettassero di pagare in rubli, la Russia può fermare le forniture tout court, il che determinerà per i paesi europei effetti economici non immaginabili, ma visibili oltre tutto sugli scafali dei supermercati.

Nell’ultima settimana ci sono stati riposizionamenti diplomatici che hanno anticipato la nuova configurazione del mondo. Da paese inizialmente isolato diplomaticamente, che ha avuto contro un Occidente per la prima volta così compatto, la Russia ha ottenuto approvazioni da quasi tutto il resto del mondo. E considerando che l’Occidente e i suoi affigliati pesano il 15% della popolazione mondiale, quel resto è il 85% ed è chiaramente deciso di non voler più giocare secondo le regole del globalismo americano e della sua favola di un mondo interconnesso e senza barriere, in realtà gestito in modo asimmetrico e predatorio. Ha dichiarato la fine della globalizzazione persino Larry Fink, il Ceo di Black Rock, che denuncia la troppa interdipendenza fra i paesi e il fatto che la catena commerciale si sia mostrata inefficace ancora con la pandemia. La globalizzazione non piace più nemmeno a Xi Jinping, e per la prima volta la diplomazia cinese, per consuetudine ritualistica e ambigua, rende esplicita la propria posizione, decisamente favorevole alla Russia. Per rendere meglio l’idea, dell’America Latina solo la Colombia è incondizionatamente pro-americana. Indonesia e quasi tutto il mondo musulmano sostiene i ceceni, fratelli di fede, che stanno liberando dai nazisti i villaggi ucraini, per cui perfino Allah è filo-russo. E cosa dire dell’Africa, dove il paese più sviluppato, la Sud Africa, fa parte di BRICS. Si sta invertendo anche il cliché secondo cui il nuovo ordine mondiale sarà diviso fra democrazie e regimi autocratici. Le democrazie occidentali non esistono più, essendo state sostituite da un progetto neo-capitalista e neo-totalitario che ha occupato tutta la realtà e tutte le prospettive con una visione tecnologizzata e iper-riduzionista del concetto di vita umana. Attualmente l’unico paese democratico è l’India, che nel nuovo contesto è tutt’altro che filo-occidentale.

Dopo la caduta dell’URSS le élite occidentali avevano creduto che questa fosse la fine della storia, per cui hanno perso ogni senso della realtà, sostituendolo con wishful thinking e delirio di onnipotenza. Tuttora la propaganda neo-liberista continua a fomentare la propria bolla con improponibili storytelling, fake news, false flags, demonizzazione del nemico e censura della ragione. La soft power della comunicazione mediatica è stata costruita per decenni con enormi investimenti e cooptazione di “competenze” di ogni genere e sarà l’ultima ad arrendersi. Ha ripiegato la realtà alla propria visione, cambiando perfino la storia, ma non è riuscita a capire il proprio nemico, per analizzarlo e studiare il modo in cui pensa. Perciò, perifrasando leggermente Sun Tzu, si potrebbe dire che chi non conosce il proprio nemico non conosce nemmeno se stesso, e quindi è destinato a perire.

(Zory Petzova)


E ricordiamo anche questo: La corrispondente Lesley Stahl discusse con Albright di come l’Iraq avesse subito le sanzioni imposte al Paese dopo la Guerra del Golfo del 1991. “Abbiamo sentito che mezzo milione di bambini iracheni sono morti. Voglio dire, ci sono più bambini che morti a Hiroshima“, disse Stahl. “Vale il prezzo?“, le chiese. “Penso che sia una scelta molto difficile”, rispose la Albright, “per il prezzo pensiamo che ne sia valsa la pena“.


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