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PRIMO CONVEGNO DELL’ASSOCIAZIONE “DANNI COLLATERALI”

Domenica 6 maggio, si è tenuto a Roma il primo convegno sui danni collaterali dati dai vaccini. Al convegmo sono presenti professionisti di vari settori e tra questi anche il Dott. Giovanni Frajese il quale, di recente, è stato come altri sospeso dall’ordine dei medici non perché abbia mancato di soccorrere persone malate, anzi, ma perché non si è piegato al ricatto vaccinale; ma noi siamo in democrazia, di cosa ci meravigliamo?

Consiglio caldamente l’ascolto dei vari interventi perché li ritengo preziosi ed è importante divulgarli perché i danneggiati da vaccino ESISTONO, sono una REALTÀ, ma si fa finta di non vederli, trovandosi quindi soli e abbandonati dai medici e dallo Stato dopo essere stati pressati in tutti modi (attraverso la paura, il ricatto, e direi anche l’inganno di una falsa protezione da un virus che ad oggi è tutto tranne che letale).

Il convegno nei video è diviso in due parti, è lunghetto, ma veramente ne vale la pena.

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Le famose fosse comuni

Di Maurizio Vezzosi, fotoreporter

Come ho già scritto, negli ultimi giorni ho visitato entrambi i luoghi – Stary Krim e Mangush – dove secondo l’ormai – de facto – ex sindaco di Mariupol si troverebbero fino a novemila vittime civili sepolti in presunte fosse comuni: per quello che mi è dato sapere nessun altro giornalista italiano ha visitato, almeno fino a l’altro ieri, i luoghi in questione.

Nell’ultima puntata di Controcorrente è andato in onda un servizio sul tema delle presunte fosse comuni con la mia firma e alcune delle mie immagini. L’altro nome con cui è stato firmato il servizio è quello di Gianni Sileo, giornalista che non conosco e con cui mai ho collaborato. Non so dire se la voce del servizio sia sua o di un’altra persona: quel che è certo è che. per ragioni a me non note, nessuno della redazione di Controcorrente ha tenuto conto di quanto da me rilevato sul campo e da me riferito prima di mandare le immagini per il servizio.
Non appena rientrato da Mangush ho avvertito la redazione del fatto che utilizzare l’espressione “fossa comune” risultasse del tutto improprio e che le sepolture in questione riguardassero un cimitero. Ma paradossalmente, il servizio firmato con il mio nome spiega che a Mangush “e’ stata trovata un’enorme fosse comune con centinaia di corpi, di uomini donne e bambini che sarebbero stati uccisi o morti di stenti senza cibo né acqua per oltre un mese” senza chiarire su quali fatti si basino queste affermazioni, o meglio lasciando intendere di averle ricevute dal proprio inviato, ossia da me.

Il montaggio del servizio – curato dalla redazione – non ha lasciato spazio ad alcun mio racconto dei fatti, omettendo che si tratta di due aree cimiteriali, che si tratta di sepolture individuali, che tra le persone sepolte ci sono anche militari ucraini caduti in battaglia, che non c’è stata alcuna esecuzione di massa deliberata o episodio analogo, che non c’è alcun indizio che indichi l’intento di occultare le vittime sepolte, che i numeri delle sepolture sono ben diversi da quelli di cui ha parlato l’ormai ex sindaco di Mariupol Vadim Boychenko: numeri nei fatti inferiori alle mille sepolture complessive, tra il cimitero di Mangush e quello di Stary Krim. Un numero che certamente non corrisponde al numero totale delle vittime della battaglia di Mariupol, sepolte anche in aiuole, giardini condominiali e spartitraffico, e in parte ancora in attesa di trovare sepoltura.
Vale la pena ricordare che Vadim Boychenko è fuggito da Mariupol prima che cominciasse l’attacco russo – a febbraio -, che quindi non si trova a Mariupol da oltre due mesi e che non ha mai chiarito quali fonti avvalorino le sue dichiarazioni e quelle del “Consiglio municipale di Mariupol” che fa a lui riferimento.
Le immagini che ho fatto avere alla redazione includono le interviste con due donne che si stavano prendendo cura delle tombe dei propri cari nel cimitero di Mangush: evidentemente la redazione di Controcorrente non le ha ritenute significative.
A Stary Krim, dove si trova il principale cimitero di Mariupol, ho potuto assistere ad alcune delle sepolture in questione ed intervistare un operaio che se ne stava occupando.
Mancando di dare i minimi ragguagli sulle presunte “altre duecento fosse comuni rinvenute”, il servizio si giova della mia presenza in loco per avvalorare le dichiarazioni di una delle parti coinvolte in questo conflitto e dare conferma della loro validità assoluta ed evidentemente indiscutibile,
Professionalmente è del tutto inaccettabile che il mio lavoro da inviato sul campo venga utilizzato tacendo su un’evidenza palese e venga al contempo distorto per dare conferma di una versione dei fatti priva di fonti e di qualunque ragionevole fondamento. Sono convinto che l’accaduto sia del tutto slegato dalla volontà dei vertici di Rete 4 e ancor più da quelli dell’azienda a cui fa riferimento il canale.

Particolarmente spiacevole per me è che questa vicenda si consumi ad una settimana dalla decontestualizzazione di una parte del mio precedente servizio per la medesima trasmissione, servizio che si proponeva di raccontare, insieme al presente, la strage di Mariupol del 2014.
L’accaduto costituisce l’ennesima forzatura narrativa sulle vicende ucraine: una forzatura che contribuisce ad alimentare un clima volto a compromettere la possibilità di una qualunque soluzione diplomatica, e con questa, l’auspicabile fine della guerra.
Insieme a queste considerazioni intendo ribadire che non esistono guerre gentili o raffinate.
La tragedia di Mariupol, come quella dell’intero Donbass e dell’intera Ucraina, poteva e doveva essere evitata. Professionalmente, e umanamente, ho il dovere di fare tutto quello che è nelle mie possibilità per scongiurare nuove tragedie: molto più semplicemente, ho il dovere di dire la verità.

Nella foto: l’anziana che ho intervistato al cimitero di Mangush. Sullo sfondo le sepolture che l’ormai ex sindaco di Mariupol ha definito fosse comuni.

Maurizio Vezzosi
Italian freelance analyst, reporter


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LE FOSSE COMUNI… NON LE ABBIAMO GIÀ INCONTRATE?

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L’episodio che più impatto ebbe sull’opinione pubblica italiana e occidentale fu il ‘massacro di Timisoara’ del Natale del 1989. Per giorni si parlò di un vero e proprio eccidio costato la migliaia di civili inermi, passati per le armi dalle truci milizie del regime nella città romena, e le immagini di ‘migliaia’ di cadaveri sepolti in una ‘fossa comune’ fecero più volte il giro del mondo diventando il simbolo di quanto accadeva in uno dei paesi dell’Europa orientale che si stava liberando dall’odiato comunismo di stampo sovietico. Ad un certo punto comparve anche un filmato che mostrava i primi corpi riesumati con evidenti tracce di “torture spaventose”; i cadaveri avevano in comune un taglio malamente ricucito che andava dal collo all’inguine…
Il presunto eccidio del Natale del 1989 a Timisoara, ‘incontrovertibilmente vero’ in quanto raccontato dalle tv e dai giornali di tutto il mondo con ‘testimonianze particolareggiate’ ed immagini a profusione, in poche settimane venne smascherato e divenne una delle bufale più inquietanti nella storia del giornalismo.
I cadaveri ritratti erano solo 13 ed erano morti di morte naturale. I segni delle torture erano in realtà conseguenza delle autopsie praticate da un medico legale. Niente stragi, niente fosse comuni. Il 24 gennaio del 1990 una tv tedesca e la France Press denunciarono la messa in scena: “Tre medici di Timisoara hanno affermato che i corpi di persone decedute in modo naturale sono stati prelevati dall’istituto medico legale e dall’ospedale per essere esposti alle telecamere come vittime della Securitate”.

Ma l’industria internazionale delle bufale non si diede per vinta, avendo sperimentato la facilità con cui qualche agenzia di stampa e qualche fotoreporter possono di punto in bianco, in assenza di prove e di conferme incrociate, creare un caso e mobilitare le opinioni pubbliche. E quindi fornire ai governi e agli Stati Maggiori di Washington e dell’Unione Europea il là per potersi imbarcare in bombardamenti umanitari, invasioni preventive, occupazioni democratiche.

Paradossalmente la censura, la verve propagandistica parca di notizie e il dilettantismo tipici dei media del paese preso di mira dalla ‘disinformatia’ contribuiscono a concedere credibilità alle esagerazioni e alle invenzioni prodotte con maestria professionale dall’industria internazionale della menzogna.

Scrive Federico Povoleri in un pezzo dedicato ai meccanismi della disinformazione:

Le cose da considerare in questa storia sono allo stesso tempo importanti e quasi incredibili:
1) La capacità di raggiungere in pieno un obiettivo di disinformazione a livello internazionale;
2) L’accettazione acritica da parte dell’opinione pubblica di notizie che mancavano di fonti certe e attendibili;
3) L’incredibile capacità di penetrazione della notizia che crebbe a dismisura attraverso leggende e false notizie di supporto;
4) La dimostrazione di quanto un’informazione manipolata possa trasformare o addirittura costruire la realtà.

Il modello, sperimentato con successo in Romania, venne infatti utilizzato di nuovo, ed in grande stile, per altri quadranti del globo dove la sete di petrolio e di territori da conquistare imponevano sanzioni prima e interventi militari poi.

Vi ricordate le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, con i giornali che svelavano una compravendita di materiale radioattivo con un piccolo e sconosciuto paese africano mai avvenuta? Giornalisti affermati affermavano che nel Kuwait occupato i soldati iracheni al servizio di Saddam Hussein uccidevano i neonati nelle incubatrici

Prima ancora la fabbriche delle menzogne aveva funzionato egregiamente per giustificare i bombardamenti sulla Serbia e l’invasione della provincia del Kosovo. Si cominciarono a descrivere con dovizia di particolari le esecuzioni sommarie, le colonne di profughi bombardati dai caccia (questo avveniva davvero, solo che i caccia erano quelli della NATO decollati dalle basi militari italiane…), gli stupri di massa contro le donne kosovare, i villaggi distrutti.
Siccome le opinioni pubbliche si dimostravano ancora troppo tiepide nei confronti di un intervento militare di terra, si cominciò a parlare di milioni di profughi in pericolo di vita, di eccidi indiscriminati, di pulizia etnica.

A invasione conclusa le squadre forensi della FBI e della Polizia spagnola, inviate in Kosovo a caccia delle fosse comuni dove sarebbero stati sepolti decine di migliaia di civili kosovari, non ne trovarono, ma si imbatterono nei campi di prigionia e nelle sale della tortura allestite dai ‘liberatori’ dell’UCK, riconvertitisi nel frattempo nei nuovi padroni della provincia sottratta a Belgrado. (Vi consigliamo la lettura dell’articolo ‘La bufala delle fosse comuni in Kosovo. Assordante silenzio degli invasori ‘umanitari’, di John Pilger).

A quanto pare le smentite e le prove della manipolazione delle opinioni pubbliche da parte dell’industria della guerra non sono servite a molto. Anche di fronte a ciò che accadeva a Tripoli, il meccanismo all’opera è sempre lo stesso e le opinioni pubbliche – soprattutto quelle più sensibili alle tematiche umanitarie e orientate a ‘sinistra’ – sembrano accettare le varie ‘informazioni’ riportate dai media senza porsi particolari domande sulla loro veridicità.
Che la maggior parte di queste siano precedute dal ‘sembra che…’, ‘si dice che…’, testimoni che vogliono rimanere anonimi affermano che…’ poco importa. Il meccanismo emotivo prende il sopravvento e rende alle cancellerie occidentali molto facile giustificare operazioni militari presentate come finalizzate a proteggere le popolazioni mentre in realtà mirano ad intervenire in territori dalle quali gli interessi dell’imperialismo erano stati esclusi od in parte limitati.
Paradossalmente sono spesso ingenue (o a volte prezzolate) Ong e associazioni di massa a pressare i governi affinché intervengano il prima possibile con sanzioni o interventi militari contro i regimi responsabili degli eccidi.

Nel caso della Libia milizie armate fino ai denti e ben organizzate vengono descritte come ‘manifestanti inermi’; non ci sono colonne di centinaia di migliaia di profughi che tentano di fuggire verso i paesi confinanti eppure la notizia continua a rimbalzare sui media italiani ed esteri; le cifre dei morti – che evidentemente comprende anche quelli di parte governativa – crescono iperbolicamente senza che se ne abbia nessuna conferma, e per giustificare che le strade non sono lastricate di cadaveri come detto da alcuni ‘testimoni oculari’ via facebook o via twitter alcuni quotidiani hanno affermato che i mercenari avrebbero scaricato i morti nel deserto gettandoli dagli aerei… Ma le prime crepe nel meccanismo della produzione di massa delle bufale di guerra cominciano ad aprirsi. E non solo sui media alternativi o più critici nei confronti del meccanismo dominante.
Il Manifesto ha poi riportato questa notizia:

“Su nostra sollecitazione si è avuta la smentita ufficiale della Corte Penale Internazionale che il signor Sayed Al Shanuka o El-Hadi Shallouf non figurano né come impiegati né come responsabili di organi della Corte Penale Internazionale. Si tratta di un gravissimo episodio di disinformazione poiché da tali individui era stata fatta arrivare tramite la Tv Al Arabiya la notizia di 10 mila morti e di 50 mila feriti”.

La denuncia, incredibilmente, arriva da alcuni esponenti del Partito Radicale, in prima fila nel chiedere un intervento deciso dell’Europa contro Gheddafi… Possibile che nessuno a Rainews 24, che ha dato per due giorni in tutti i suoi notiziari questa cifra sulla vittime, si sia preoccupato di verificarne la veridicità? Possibilissimo…
Anche sui tanto sbandierati bombardamenti aerei sui civili nei quartieri di Tripoli e Bengasi, più volte smentiti dagli italiani arrivati in Italia dalla Libia e da numerosi testimoni – questa volta forniti di nome e cognome – qualche dubbio ce lo ha anche il corrispondente de La Repubblica.

Inoltre sul quotidiano in edicola oggi scrive l’inviato a Tripoli Salvatore Nigro : “Un libico (…) guardando le foto delle fosse in cui sono state sepolte alcune delle vittime dice: “Non è una fossa comune, è uno dei cimiteri di Tripoli vicino al mare, si vedono anche le sepolture più vecchie sullo sfondo”. Ma ormai è chiaro: nella guerra contro Gheddafi ci sono delle notizie diffuse senza controllo, rilanciate e trasformate in fatti veri”…
Dicendo questo non vogliamo assolutamente negare la gravità di quello che sta accadendo a Tripoli: in Libia sono in atto cruenti combattimenti tra due fazioni delle classi dirigenti all’interno di un sistema tribale che la rivoluzione di Gheddafi, degradatasi da anni in dittatura personale e famigliare, non è riuscita a scalzare.
Come accade spesso nelle zone di guerra i civili sono i primi a fare le spese della violenza.
Il problema è non lavorare, come si dice in questi casi, per il ‘re di Prussia’, avallando un intervento militare e neocoloniale contro il popolo libico – mascherato da operazione umanitaria – che rappresenta esattamente il contrario rispetto a quelle aspirazioni alla libertà, alla democrazia e alla giustizia sociale che stanno animando le rivolte dei popoli e dei lavoratori in tutto il Maghreb e nella penisola arabica.

Fonti: http://www.radiocittaperta.it/index.php?option=com_content&task=view&id=5985&Itemid=9

Romania, Iraq, Kosovo… Libia: nelle fosse comuni si seppellisce la verità

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TROVATE O NO DELLE SIMILITUDINI?

È come se ogni volta si recitasse uno stesso e identico copione in cui cambiano solo gli attori (da sacrificare), eccetto quelli principali (che ne escono sempre con le mani pulite e da “salvatori”).

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Pfizer lo scrive chiaro e tondo

“Il nostro vaccino COVID-19 e qualsiasi altro prodotto candidato per il quale riceviamo l’approvazione o l’autorizzazione all’uso di emergenza sono soggetti a un controllo normativo continuo, inclusa la revisione di ulteriori informazioni sulla sicurezza

Il nostro vaccino COVID-19 viene utilizzato dai pazienti come prodotto autorizzato più ampiamente di quanto non sia stato utilizzato negli studi clinici e pertanto dopo l’autorizzazione all’uso di emergenza possono essere osservati effetti collaterali e altri problemi che non sono stati osservati o previsti, o non erano così diffusi o gravi, durante gli studi clinici

Non possiamo garantire che non si verifichino problemi di sicurezza scoperti o sviluppati di recente

Con l’uso di qualsiasi vaccino da parte di un’ampia popolazione di pazienti, di tanto in tanto possono verificarsi eventi avversi gravi che non si sono verificati nelle sperimentazioni cliniche del prodotto o che inizialmente sembravano non correlati al vaccino stesso e solo con la raccolta di successive informazioni sono risultati essere causalmente correlati al prodotto

Eventuali problemi di sicurezza di questo tipo potrebbero indurci a sospendere o cessare la commercializzazione dei nostri prodotti approvati, eventualmente sottoporci a responsabilità sostanziali e influire negativamente sulla nostra capacità di generare entrate e sulla nostra condizione finanziaria. La successiva scoperta di problemi precedentemente sconosciuti con un prodotto potrebbe influire negativamente sulle vendite commerciali del prodotto, comportare restrizioni sul prodotto o portare al ritiro del prodotto dal mercato.”

Questo è scritto a Pag. 9 del rapporto annuale stilato dalla Biontech, produttrice del “vaccino” Pfizer.

Vi sembra poco? A me no!

Il documento:

https://investors.biontech.de/node/11931/html

Segnalato anche da Radio Radio Tv con intervento del Dott. Giovanni Frajese e dell’Avv. Renate Holzeisen:

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Vasily Muravitsky, prigioniero di coscienza

Il 17 maggio 2022, l’attivista per i diritti umani Oksana Chelysheva ha riferito che la Finlandia ha concesso asilo politico al giornalista ucraino Vasily Muravitsky.

Il 1° agosto 2017 Muravitsky è stato arrestato dai servizi di sicurezza ucraini (SBU) e accusato di “alto tradimento”.

Ha trascorso 11 mesi in una cella di custodia cautelare, poi è stato agli arresti domiciliari.

Durante le udienze in tribunale, l’avvocato di Muravitsky, Andrei Gozhy, è stato aggredito da rappresentanti della formazione nazista C14(S14) con la connivenza della polizia.

L'”alto tradimento” del giornalista, secondo la SBU, consisteva nel fatto che scriveva articoli critici sulla situazione in Ucraina.

Vasily ha anche collaborato con i comunisti ucraini e ha opinioni di sinistra.

Nel 2021 il giornalista è arrivato in Finlandia e lì ha chiesto asilo politico.

L’organizzazione internazionale per i diritti umani Amnesty International ha dichiarato Vasily Muravitsky prigioniero di coscienza.

Pubblicato in: Attualità

In Russia parlano degli italiani

Dalla tv russa, italiani che manifestano in piazza e che probabilmente raccontano anche di quando iniziò la guerra, ovvero non da febbraio di quest’anno come adorano raccontarci i nostri onestissimi tiggì, bensì dalla fine del 2013 e inizio 2014 con l’Euromaidan e il massacro avvenuto ad Odessa, mentre i media occidentali facevano finta di niente.

Nel frattempo, nei tiggì della libera e democratica Italia, passeranno soltanto manifestazioni pro Ucraina.

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Inferno Ucraina

Rifugiati afghani sfrattati per fare posto ai profughi ucraini, la maggioranza di questi ultimi non proviene neanche dai luoghi di guerra bensì da territori soltanto vicini.
Per la prima volta, la Commissione Europea apporta modifiche per i rifugiati in generale.

Primo documentario targato L’Antidiplomatico sul rischio di Italia e Europa nello sdoganamento del nazismo.

Da vedere!!

Pubblicato in: Attualità

Djokovic 🥰

PRIMA…

DOPO…

TENNIS | Novak Djokovic vince per la sesta volta gli Internazionali di Roma, nonostante non potesse perché morto come tutti i “no vax”…

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Questo il suo botta e risposta con un giornalista della BBC di qualche mese fa:


“Sei consapevole del fatto che potresti veder sfumare la chance di diventare, statisticamente, il più grande giocatore della storia del tennis e solo perché non ti vuoi vaccinare?”
🎾 “Si, lo sono”
“E questo anche se significasse saltare il prossimo Roland Garros?”
🎾 “Si, questo è il prezzo che sono disposto a pagare”
“Anche saltare Wimbledon?”
🎾 “Sì”
“Ma perché, Novak… Perché?”
🎾 Novak risponde:
“Perché i principi che riguardano le decisioni sul mio corpo sono più importanti di qualsiasi titolo, più importanti di qualsiasi altra cosa”.

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C’è chi viene fatto “vincere” per ideologia… e chi invece vince contro ogni ideologia, contro ogni ostacolo, contro ogni ipocrisia, perché è forte e basta.

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Pubblicato in: Attualità

Dal fotoreporter Nicola Rangeloni

Donetsk, anche oggi circa 200 militari ucraini a Mariupol hanno deposto le armi consegnandosi ai militari russi.

Mariupol oggi – La colonna di autobus con a bordo i militari ucraini che hanno deposto le armi nell’Azovstal viene scortata verso Donetsk.

Pubblicato in: Citazioni

Chi vince e chi perde la guerra in Ucraina

Tutti i Paesi europei, e non solo, pagano il gas russo in rubli malgrado avessero affermato che non avrebbero mai accettato tale misura. Mentire è una prerogativa intrinseca della dirigenza europea e di tutte le classi politiche di ciascun paese del continente. La moneta russa in poche settimane si è rivalutata sull’euro di oltre il 100% (!!!) passando da oltre 132 a 63. La previsione, nel breve termine, è che arrivi a 44, un valore mai visto. Il prezzo della benzina in Russia prima della guerra era di 0,85 euro al litro, oggi è di 0,45. In Italia era di 1,45 circa ora è intorno ai 2,0 euro. La Russia con la rivalutazione della sua moneta ha ricomprato quote azionarie che aveva ceduto sul mercato, ha comprato a prezzi stracciati ed ha ricapitalizzato le sue aziende facendo lievitare esponenzialmente il loro valore. Le aziende europee subiscono una contrazione dei loro fatturati perché hanno cancellato i profitti derivanti dal mercato russo. Le borse bruciano i valori aziendali, il dollaro si rivaluta, l’euro tracolla. Gli schiavi europei, in parte felici di esserlo, in parte pagati per esserlo, esultano perché l’Ucraina ha vinto l’eurofestival delle canzonette… Ennesima grottesca risibile fiction. Non possiamo, francamente, farci battere da simili minus, per cui combattiamo senza esitazione.

Avv. Mauro Sandri